12.5.13
PD Veneto: aperta la successione a Rosanna Filippin in vista dell'ormai prossimo congresso
26.4.13
PD Veneto: Rosanna Filippin non si ricandida
In Veneto il segretario Rosanna Filippin non si ricandida alla guida dei “democrat”
26.6.12
Da nord, per la ricostruzione nazionale
28.3.12
PD Veneto: il punto della situazione alla vigilia delle elezioni amministrative
1.11.11
Nel PD Veneto c'è spazio per tutti: anche per gli ex-rottamatori di Matteo Renzi
6.10.11
Secessionismo leghista: una bufala da smascherare, combattendo con la forza delle idee
30.6.11
PD Veneto: "La situazione politica nazionale e regionale dopo il voto amministrativo e i referendum"
28.3.11
Assemblea regionale del PD Veneto: l'agenda per il 2011
La Nuova Venezia 28 marzo 2011
«C’è chi inietta veleni nel Pd»
19.3.11
Il consigliere Andrea Causin lascia il PD
18-03-2011, comunicato del Partito Democratico Veneto
Andrea Causin ha annunciato in una lettera a Pier Luigi Bersani la decisione di uscire dal Partito Democratico:
“Avevo creduto – scrive nella lettera - che il Pd potesse essere un partito plurale, aperto, moderno, riformista, con una forte vocazione maggioritaria. Purtroppo le scelte operate nell'ultimo periodo segnano una drastica inversione di tendenza rispetto al partito immaginato dal Veltroni e da tanti altri amici. Di qui la decisione di compiere una scelta rispetto ad un disagio che diventa sempre più forte e alla necessità di continuare a svolgere il mio impegno politico e civile in una fase complessa e densa di incognite”.
Rosanna Filippin, segretario regionale del Pd Veneto replica a questa scelta con una lettera aperta a tutti i democratici veneti.
“Andrea Causin ha annunciato la scelta di lasciare il Partito Democratico. Andrea fu candidato alla segreteria regionale del Partito nelle primarie del 2009. E sino all’autunno dell’anno scorso è stato vice segretario del Pd Veneto. Nel febbraio del 2010, con il voto degli elettori del Partito Democratico, è stato rieletto in Consiglio Regionale. Prima di tutto credo che coerenza verso i suoi elettori vorrebbe che all’abbandono del Pd seguissero le dimissioni da consigliere regionale. Nella sua lettera, Andrea cita alcune ragioni politiche della sua scelta. Le rispetto, come rispetto le ragioni politiche di chiunque, ma non le condivido.
Non condivido la tesi che il profilo del Partito Democratico sia quello della socialdemocrazia di stampo classico. La nostra proposta politica offre una sintesi del tutto nuova e mi spiace che un fondatore del Pd abbia ceduto alla tentazione di cliché ripetitivi e speculari a quelli di chi, come Berlusconi, con altrettanta superficialità rimprovera al Pd di non essere invece socialdemocratico a sufficienza. Non condivido la tesi che Pier Luigi Bersani si stia comportando come il capo di una mozione. Il congresso del Pd e le sue divisioni sono da tempo alle nostre spalle e lo dimostra il sostegno offerto alla linea del segretario da Dario Franceschini, che aveva sfidato Bersani con una piattaforma alternativa. Oppure il mito di un partito in mano ad apparati espressi dalle storie politiche che hanno dato vita al Pd. La linfa del nostro partito è nella militanza di tanti e in particolare di una nuova generazione che si è affacciata alla politica quando Ds e Margherita già erano storie passate.
Infine, forse la più seria delle questioni poste da Causin. Il Pd è marginale al Nord? Io non lo credo. La difficoltà dei democratici al Nord non nascono ora, hanno radici più profonde. Oggi però la sfida è più che mai aperta: perché il berlusconismo tocca un punto di crisi e perché la Lega deve dar conto degli scarsi risultati della sua azione di governo, dopo il lungo tempo delle promesse.
L’alternativa a questo centrodestra ha bisogno di una grande forza di popolo. Il Pd è questo. Non il partito di un capo, né quello di un solo leader, non un partito di poche prime donne, ma una forza resa grande dall’energia, dalla passione e dalla coerenza di tanti.
Può il Partito Democratico vincere da solo la sfida al berlusconismo? No di certo. Ma senza un Pd forte nessuna alternativa può vincere davvero. Rendere forte e vincente questa alternativa è il nostro compito. La coerenza verso questa grande responsabilità è il primo passo verso il successo. La rinuncia a questo impegno è anch’essa un primo passo. Ma di un percorso che conduce all’irrilevanza. La scelta tocca a ciascuno di noi”.
17.2.11
PD regionale e spazio delle donne
La Nuova Venezia 17 febbraio 2011
È stata proprio una gran bella giornata: donne e uomini di età, culture e preferenze politiche diverse hanno affollato le piazze di domenica 13 febbraio per dire che la misura è colma, la rabbia e lo stupore tanti e che è ora, per il bene di tutti, che si arresti un sistema che culturalmente fa vergognare l’Italia dinanzi al mondo intero. È stata un’occasione formidabile per ricordare a questo Paese che il suo principio ordinatore non sono le feste di Arcore, e che il potenziale femminile è pronto a fare una parte straordinaria, quella che ancora manca al compimento completo della democrazia. Ma questo è un Paese che fatica a capire, perché deve fare i conti con un problema culturale prima che politico, e nessuna realtà o parte della società ne è immune.
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(*) Pd Veneto
6.2.11
Il PD Veneto contro i tagli "di bassa lega"
La Nuova Venezia 06 febbraio 2011
PADOVA. «La Lega ha tradito il federalismo e il Veneto». E’ tutto nell’arringa finale del segretario regionale Rosanna Filippin, il messaggio lanciato dal Pd nel corso della manifestazione ragionale proposta a Padova contro i tagli di «bassa lega». Un incontro voluto per spiegare alla gente le scelte del partito, a partire dal federalismo: «Il nostro no è quello dei sindaci, che si misurano tutti i giorni sul campo con problemi di risorse» garantisce Filippin.
«Caro Zaia, è per questo che la Lega ha combattuto per vent’anni?» domanda il segretario agli aficionados di piazzetta Pedrocchi - oltre un migliaio secondo il partito, circa 500 per la Questura - tra cui consiglieri regionali, parlamentari e rappresentanti dell’associazionismo «Il vero federalismo è rivoluzione, ma in questo testo di rivoluzione non c’è traccia. Forse perché le rivoluzioni si fanno cambiando le classi dirigenti, ma dove sono i giovani, in un paese che ha il premier più vecchio d’Europa?». Il no al federalismo è tuttavia un giudizio di merito, assicura Filippin, in risposta a chi, anche tra i democratici, sostiene che l’astensione avrebbe lasciato più margine di manovra per gestire le accuse del centrodestra: «Siamo consapevoli del rischio che corriamo, ma siamo pronti a prenderci le nostre responsabilità - prosegue - è proprio perché ci teniamo a garantire l’unità d’Italia che non vogliamo che passi questa bufala sul federalismo. A Roma portiamo la volontà dei nostri amministratori, non quella di dare spallate».
Il nodo è quello ormai noto di un provvedimento che, spiegano i democratici, impone più tasse e meno autonomia, più centralismo e meno responsabilità. Lo ribadisce anche il sindaco di Padova Flavio Zanonato, che esordisce esortando la gente ad acclamare Napolitano: «Un punto forte di riferimento, segno che le regole pagano ancora - sostiene - non ha caso ha rispedito indietro un federalismo completamente vuoto, che non ha neppure un testo certo su cui ragionare. La Lega ha cercato di diffondere un equivoco immenso, ma la verità è che i Comuni soffocano per i tagli diretti e per quelli imposti dalla Regione: quest’anno dovremo fare i conti con 6 milioni in meno e tutti sappiamo che così si colpisce chi sta peggio. Non credo che dopo tutto ciò la gente continuerà a pensare che Bossi dica il vero».
La stretta colpirà il trasporto: «Se la Regione riduce il contributo del 25% ai Comuni, noi dobbiamo recuperare questa somma aumentando le tasse o il biglietto - spiega - a livello regionale mi aspettavo un po’ più concretezza dalla Lega, invece abbiamo avuto solo tanta propaganda, tanti slogan, ma fatti mai. Zaia dice che il federalismo demaniale ci consentirà di avere le Dolomiti. Io sono anni che le frequento, sai che soddisfazione adesso che sono della Regione... - e conclude - si dice che l’opposizione non riesca a dare alternative credibili: può essere. Ma di fronte a un Governo così debole, il Pd può essere un’alternativa importante».
24.1.11
PD Veneto: 10 milioni di firme contro Berlusconi
La Nuova Venezia 24 gennaio 2011
«Il bilancio regionale che stanno varando è spaventoso - dice il segretario regionale del Pd Rossana Filippin - spaventoso e privo di valutazioni di merito».
La mobilitazione sarà in pieno stile leghista (una volta si sarebbe detto in stile Pci), «siamo bravi - assicura la Filippini - almeno quanto la Lega, cercheremo poi di colmare lo svantaggio di essere meno di loro con un doppio impegno».
Cento i gazebo tirati fuori dagli armadi estivi, che saranno posizionati nelle piazze dei centri storici, sui luoghi dello struscio e nei quartieri delle periferie, in ogni luogo dove c’è gente, «io però che sono una con delle pretese - scherza la Filippin - non mi accontento dei 100 e mi aspetto di più: in Veneto abbiamo poco meno di 500 circoli, quella cifra quindi va aumentata».
La bufera giudiziaria e il «turbamento» dell’opinione pubblica per quanto avveniva nella villa di Arcore, sembra smuovere la capacità politica dei democratici, a Torino con Veltroni che azzarda un «partito al 42%», a Napoli con la conferenza nazionale convocata a febbraio in cui il segretario Bersani tirerà le fila delle alleanze per l’alternativa di governo e anche a Padova con la manifestazione regionale del 5 febbraio.
Il gelo dei conti e la stretta asfissiante che si profila sono il leit motiv che la settimana scorsa ha messo d’accordo i sindacati sul pericolo di una compressione insopportabile del tenore di vita dei veneti. Dalla Uil che chiede «un confronto serrato con la giunta regionale», alla constatazione della Cgil («non c’è bilancio in regione»), fino alla Cisl che con il segretario Franca Porto lancia l’idea di «fondi integrativi sanitari» per far quadrare i conti. La coda della crisi economica ha impiantato i suoi effetti in Veneto mostrandone le conseguenze durature (il rapporto tra lavoratori stabili e precari si è invertito a danno dei primi, le famiglie fanno fatica, i giovani non trovano lavoro), da qui la protesta sociale che il Pd vuole raccogliere