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21.4.13

PD, il congresso si avvicina, anche a Venezia


«Andiamo subito al congresso»

MESTRE «Dobbiamo avere la forza e la capacità di ripartire. Il clima, oggi migliorato dall’elezione di Napolitano, anche perché non ci sono state emorragie interne, resta pesante dopo le fratture dei giorni scorsi. Andremo al congresso e forse organizzeremo qualcosa, una cabina di regia forse, per gestire questa fase. Da martedì partono le consultazioni, i capigruppo andranno a far parte della delegazione». Davide Zoggia, dimissionario assieme a tutta la segreteria di Pierluigi Bersani, che aveva già annunciato le dimissioni dopo l’elezione del presidente della Repubblica, conferma che nel Partito Democratico, la resa dei conti è solo rinviata. E il congresso è oramai condizione necessaria. Al congresso al più presto, dicono i parlamentari veneziani. «L'elezione di Napolitano rappresenta la migliore soluzione possibile, sia dal punto di vista istituzionale che politico. E chiude una delicata fase di stallo. (...) Ora un governo subito, che faccia le riforme istituzionali e dia respiro alle troppe imprese, ai lavoratori, ai cittadini, alle famiglie e soprattutto ai giovani, che soffrono nella crisi», manda a dire il senatore Pierpaolo Baretta. Rieletto alla presidenza della Repubblica Giorgio Napolitano e con l’obiettivo, ora, di un governo di scopo ( «o quel che deciderà il presidente», avverte Zoggia), il Partito Democratico, ribadisce Baretta, «deve andare al congresso e credo sia necessario farlo in fretta. Questa è la strada migliore per il Partito Democratico in questa fase». E continua: «Dopo la scelta di rieleggere Napolitano il clima si è un poco rasserenato ma i problemi interni restano tutti. Doveroso è ribadire che chi ha votato contro, che è legittimo, debba farlo alla luce del sole, senza nascondersi dietro l’anonimato», dice il senatore. Che il clima in casa Pd sia alquanto difficile lo conferma il deputato Andrea Martella che spiega: «La rielezione di Napolitano mi rende contento e ci rinfranca tutti. A lui vanno solo ringraziamenti. Ora si deve lavorare per un governo del presidente, che non ha nulla a che vedere con il governissimo. Ci sono leggi da fare subito». Per il Partito Democratico, continua Martella, «la strada è ora quella del congresso per definire esattamente il profilo del partito e fare chiarezza. Perché c’è chi dice le cose apertamente, come ho fatto io su Marini, e chi invece prima applaude alla scelta di Prodi e poi diventa un franco tiratore. E questo resta un fatto gravissimo e inqualificabile». Da martedì, all’indomani del giuramento del presidente fissato per lunedì pomeriggio con il suo discorso alle Camere, nel Partito Democratico riesploderà il confronto. Lo sa bene Michele Mognato, deputato alla prima esperienza, e segretario provinciale veneziano che dal treno che ieri sera lo ha riportato a Mestre, spiega: «Certo si va al congresso, bisogna capire se vogliamo un congresso dettato dall’emotività oppure ragionato. E prima c’è da fare un governo. Il presidente Napolitano va solo ringraziato per la sua grande disponibilità e generosità. Il suo senso dello Stato è un insegnamento per tutti noi, giovani o meno». Venerdì notte Mognato ha inviato una mail a tutti i componenti la direzione provinciale per informarli dell’evoluzione delle ultime giornate, drammatiche, in casa Pd. La nota si chiudeva così: «È ovvio che convocheremo al più presto una riunione per discutere su quanto è accaduto e sul suo significato politico. È un momento drammatico per tutti noi, per quel che si è fatto con tanta fatica e generosità in questi anni». Anche da Venezia, intanto, commenti positivi alla rielezione di Napolitano. Il sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni ha rilasciato questa dichiarazione: «Tutta la gratitudine per il Presidente per la sua scelta, che rasenta l’eroismo vista la situazione. Una limpida dimostrazione del suo grande senso dello Stato, della grande visione del bene comune e del suo attaccamento al nostro Paese. La scelta di Napolitano», continua il sindaco, «dimostra che le forze politiche responsabili hanno capito quale poteva essere la strada da percorrere». 

Mitia Chiarin 

28.2.13

Dopo la delusione elettorale, il PD (anche nel veneziano) è alla ricerca di soluzioni


Il Pd a caccia di soluzioni «Ora trattiamo con Grillo»

«Uno scossone che potrà ridare vigore alle forze politiche. Il ciclone grillini non è stato soltanto un voto di protesta». Davide Zoggia, responsabile degli enti locali del Pd e neoeletto parlamentare, ammette la sconfitta. O almeno la «non vittoria». Un successo che sembrava a portata di mano, sfumato all’ultimo momento. «Un voto che dice chiaramente alcune cose. Non siamo stati capaci di intercettare la protesta. In molte regioni abbiamo perso dove non ce lo aspettavamo». E adesso? La rivoluzione del 26 febbraio costringe a disegnare nuovi scenari. «C’è una situazione di ingovernabilità e dobbiamo prenderne atto», dice Zoggia, «proviamo almeno ad approfittarne per fare alcune cose utili». Alleanza sui contenuti con i grillini, dunque. Mettendo al primo posto la legge elettorale, e la giustizia sociale, i costi della politica e l’ambiente. 

In casa Pd le facce sono scure, anche se in fondo a Venezia non è andata male, rispetto al resto del Veneto e al panorama nazionale. «Ma adesso qualcosa dovrà pur succedere», dice arrabbiato Jacopo Molina, sostenitore di renzi alla segreteria. «Quando ho visto Bersani di cui sono un fedelissimo pallido in volto ho girato canale», scuote la testa il vicesindaco Sandro Simionato. 

Michele Mognato, neoparlamentare ieri in Consiglio comunale, non nasconde la delusione. «Un dato deludente, ma è così», attacca, «i giovani non ci hanno votato, alla Camera abbiamo tre punti in meno rispetto al Senato». Ma le elezioni subito sono escluse, come l’alleanza con il Pdl. «Proviamo a fare 4-5 cose buone cercando i voti in Senato di chi ci sta, a cominciare dai grillini. E’ l’unica strada». 

Andrea Martella, riconfermato a Montecitorio, conferma la linea. «Trattare con Grillo e provare a far passare alcuni provvedimenti, a cominciare da lavoro e dal reddito minimo garantito a chi ha perso il lavoro, i pagamenti alle imprese in tempi rapidi, la semplificazione della burocrazia e la riduzione dei costi della politica. Non si può andare al voto con questa legge elettorale». 

Felice Casson, senatore uscente riconfermato, è più prudente anche se sulla stessa linea. «Uno scenario difficile, ingarbugliato», dice, «non sarà facile per Grillo accettare la leadership di Bersani. Ma bisogna tentare, partendo dalle nostre proposte che vanno bene anche al Movimento Cinquestelle. «La difesa del lavoro e dell’ambiente, la riduzione delle spese militari e delle spese della politica. Partiamo da qui. Poi si vedrà. Ma andare al voto sarebbe una follìa». Scenari che cambiano anche a livello locale. Dove i discorsi sulle alleanze sinistra-centro che portarono all’elezione di Orsoni, tre anni fa, sembrano ormai parte della preistoria. Gli equilibri sono cambiati e i partiti cominciano a prenderne atto».(a.v.)

25.7.11

Davide Zoggia: province e città metropolitane - la proposta del PD

Province e città metropolitane. Così il PD ridisegna il Paese
Una riforma istituzionale e degli enti locali oltre le polemiche dell'antipolitica: riduzione delle province, comuni sotto i 5000 abitanti associati tra loro, le città metropolitane...parla il responsabile pd per gli Enti locali.

Roberto Brunelli - L'Unità 25 luglio 2011

Ci vuole uno scatto, su questo non c`è dubbio. E la posta in gioco è alta. Da una parte c`è il crescente distacco dei cittadini dalla politica, dall`altra il bisogno di ridisegnare la fisionomia della «macchina Italia» rendendola al tempo stesso più efficiente e meno costosa. Il Pd ci sta lavorando da tempo, consapevole del fatto che la via è stretta: la crisi corre globalmente, rischia di imporre riforme che invece sarebbe meglio gestire piuttosto che ritrovarsi a subire e porta con sé anche sentimenti irrazionali che spingono a scelte improvvide. È intorno a questo nodo scorsoio che si sviluppa la discussione intorno ai cosiddetti costi della politica e intorno alla riforma degli enti locali. Il Partito democratico, per parte sua, ha presentato una proposta di legge costituzionale, primo firmatario Bersani. Consapevole di un fatto: che non c`è tempo da perdere. Sul piatto c`è l`abolizione delle province sotto i 500 mila abitanti, il loro ridisegno la contestuale creazione delle «città metropolitane». Sull`altro fronte, c`è la discussione intorno alla nascita del Senato federale.


Non è certo una partita semplice. Davide Zoggia, responsabile enti locali del Pd, la spiega così: «Cominciamo da un ragionamento generale: tutto il dibattito che in questo momento viene sintetizzato nell`espressione `costi della politica` contiene in sé anche la necessità di rendere più efficienti le strutture dello Stato, comprese le Regioni e le autonomie locali. L`obiettivo è duplice: semplificare i processi decisionali e diminuire i costi». In pratica, una riforma che fosse presa sottogamba rischierebbe di non centrare nessuno di questi obiettivi, contribuendo ad allontanare ancora di più il distacco dei cittadini dalla politica. Zoggia, che è stato anche presidente della Provincia di Venezia e dunque sa di cosa parla, è d`accordo: «Il Pd pensa la riforma debba essere profonda, e per essere tale non deve partire dall`antipolitica e dalla demagogia, ma da dati di fatti concreti. Per esempio quando parliamo della fine del bicameralismo perfetto e della diminuzione dei parlamentari parliamo di una cosa sperimentata: tutti sono un po` d`accordo sull`istituzione del Senato federale, che impegnerebbe i presidenti delle regioni e i rappresentanti delle autonomie locali non avendo così costi aggiuntivi rispetto a quello che è già il loro ruolo. Smettiamola di sottrarre competenze alle singole istituzioni, vediamo piuttosto di riorganizzarle con criteri sensati».



Vediamo le province. Il Pd parte dalla proposta della loro riduzione sotto i 500 mila abitanti, e già questo porterebbe un risparmio notevole. «Ma è necessario un ragionamento più profondo», spiega Zoggia. «Una riforma seria si fa se si riconosce che un ente intermedio è necessario, per esempio quando si parla della gestione dei rifiuti, dell`acqua, dei trasporti, che non possono essere gestiti in toto né dalle regioni né dai sindaci». E perché? «Prendete i sindaci: giustamente tendono a difendere ognuno il proprio territorio, per cui spingono verso la propria parte la soluzione dei problemi». Qui le risposte possono essere due: portare i comuni sotto i cinquemila abitanti ad associarsi, come già prevede la legge 142 del `90 e la creazione delle città metropolitane. «L`idea è di sperimentare qualcosa di completamente nuovo, una sorta di fusione tra il comune capoluogo, i comuni con termini e la provincia, creando un unico ente, con precisi meccanismi di coinvolgimento. Dico che è una forma innovativa perché metterebbe queste aree in grado di competere seriamente con l`Europa». Certo, più efficenza, ottimizzazione dei processi decisionali, riduzione dei costi. «È anche un modo per dare dei segnali. Ed è pure una questione di credibilità. Quando chiedi sacrifici al paese devi essere in condizioni ottimali, devi essere in grado di dare l`esempio». Cosa che questo governo ovviamente non è in grado di fare: anzi, si attorciglia intorno ai costi della politica, «ma finora non ha fatto altro che colpire proprio gli enti locali».
Ma c`è una cosa sulla quale Zoggia insiste: «Noi siamo disposti ad una discussione ampia e senza pregiudizi. Ma una risposta è necessaria subito. Altrimenti il distacco tra gli italiani e la politica sarà sempre più grande».

20.3.11

PD Veneto: nessuna egemonia degli ex-Ds

La Nuova Venezia 20 marzo 2011

Fuga dal Pd, vertici sotto accusa

VENEZIA. L’esodo si conclude con il poker. Ma la partita, del confronto e degli equilibri, non può finire qui. Lo assicurano ex popolari e riformisti del Pd all’indomani dell’ufficializzazione della fuoriuscita dal partito di Andrea Causin cui, ieri, hanno fatto seguito una serie di confronti sia sull’asse romana che veneta. Al momento, non risultano altre defezioni. Quella di Causin è dunque la quarta defezione in ordine di tempo dopo Alessio Vianello, Maurizio Fistarol e Diego Bottacin. Nessun conto, invece, sulla meteora Calearo, protagonista di troppe capriole per poter essere oggetto di una seria analisi.

La tesi è che le defezioni - che travalicano il Veneto - siano sintomatiche del malessere delle correnti minoritarie di fronte allo strapotere degli ex Ds con 9 rappresentanti su 15 nell’esecutivo regionale, cui si aggiungono tesoriere e presidente. La questione, spiegano gli ex popolari si fa ancora più spinosa nei territori - nei circoli piuttosto che nelle segreterie provinciali - a partire da Padova, uno dei feudi per eccellenza dei furono democratici di sinistra che contano sul sindaco Zanonato, sul «segretario provinciale ombra» Piero Ruzzante, passando per il consigliere regionale Mauro Bortoli e il deputato Alessandro Naccarato.

L’appello a un’analisi più approfondita arriva dall’onorevole Simonetta Rubinato: «Anziché autoassolversi, dando sempre la colpa agli altri, il Pd trovi uno scatto d’orgoglio per competere sulla scena politica veneta. E’ bene che si avvii una seria discussione sul disagio avvertito da un’ampia schiera non solo di eletti, ma anche di iscritti ed elettori cui sta sempre più stretta la vocazione minoritaria a cui sembriamo inesorabilmente destinati. Bisogna cominciare a fare i conti con il fatto che a livello regionale abbiamo quasi dimezzato i voti. Di sicuro questi elettori non se ne sono andati per ragioni private o personali». Il pericolo - avverte quindi - è che il Pd non venga più percepito come un’autentica alternativa da larghe fasce di elettori che non si riconoscono nelle vecchie ideologie.

«Le dichiarazioni di Rosanna Filippin sulla fuoriuscita di Causin certificano per l’ennesima volta la difficoltà del partito a comprendere quanto sta accadendo» rincara l’onorevole Rodolfo Viola, pur affermando di non condividere la scelta del consigliere di Martellago «Penso che in questo momento la partita vada giocata nel Pd, anche per rispetto dei tanti che hanno condiviso con noi molte scelte e battaglie» aggiunge bollando la reazione del partito come «superficialità politica allarmante» per la costante mancanza di confronto dopo ogni defezione.

«Riteniamo prioritario correggere la rotta e la comunicazione in capo alla segreteria - sostiene Paolo Giacon, dell’esecutivo regionale, scuola Giaretta - ma non per questo sbattiamo la porta e ce ne andiamo. Anzi, crediamo ancora nel progetto Pd anche se Bersani si è allontanato dallo spirito del Lingotto». Quanto alla fuoriuscita di Causin, precisa che un progetto plurale, moderato e riformista si realizza in un grande partito e non in minuscole sigle: «Gli elettori ci chiedono unità, spirito d’iniziativa e coraggio e i cattolici del Pd intendono assumersi questa responsabilità fino in fondo, mettendola a servizio della causa democratica».

Il primo momento di confronto sabato prossimo, con l’assemblea regionale. «Le prossime settimane ci diranno se il disagio di Causin era nei confronti del Pd o del centrosinistra più in generale - punge Davide Zoggia, responsabile Enti locali della segreteria del partito - tutti i nostri sforzi saranno volti a far sì che tutti si possano sentire a casa propria. Per quanto riguarda la discussione sul partito, su cui è già stato avviato un percorso di riflessione negli organismi dirigenti, in questa fase si privilegiano le scadenze amministrative per risolvere i problemi degli italiani». (s.z.)

22.8.10

Zoggia: porta a porta per ricontattare il "popolo delle primarie"

la Nuova Venezia — 22 agosto 2010
Pd, porta a porta con il popolo delle primarie


ROMA. La linea l’ha dettata venerdì il segretario del partito, Pier Luigi Bersani, riemergendo dalle vacanze, in Sardegna, a Orgosolo.
«Tra settembre e ottobre il Partito democratico organizzerà la più grande
mobilitazione porta a porta che un partito abbia mai promosso. Obiettivo è
raggiungere il più alto numero di italiani, casa per casa, e informarli dei
danni che il governo Berlusconi ha prodotto in questi anni, e per lanciare la
proposta di governo del Partito democratico».
L’obiettivo è prepararsi alle elezioni, e non solo, come dice in un’intervista all’Unità la presidente del Pd, Rosy Bindi. «Le elezioni per Berlusconi sarebbero un fallimento. Non ci spaventa andare al voto subito, penso che il Pd e l’attuale opposizione avrebbero mille motivi per vincere, ma la soluzione migliore per il Paese sarebbe quella di un governo di transizione per cambiare la legge elettorale». «Nella mobilitazione saranno coinvolti gli oltre tre milioni di elettori delle primarie e tutti gli iscritti», dice Bersani. «E anche gli oltre 12 mila amministratori locali Pd che incontreranno i cittadini per spiegare la politica fallimentare di due anni di governo Berlusconi, un governo incapace di affrontare la crisi e problemi del paese», dice Davide Zoggia, responsabile Enti Locali del Pd. Cambio di passo della politica, insomma.
A parlarne, in un’intervista alla Stampa, è stato anche Giuseppe Vittadini, Comunione e Liberazione. «Basta con demiurghi, tribuni della plebe e cooptazioni. La società italiana finora è riuscita a rigenerarsi indipendentemente dal potere, ma quanto può reggere con una politica cosi distante, livida, ideologica?», si chiede Vittadini, animatore del Metting di Rimini che oggi prende il via. «La politica - aggiunge - oggi è solo leadership carismatica, e non è nemmeno vero che questo aumenti le capacità decisionali. Lo statista non è un divo - sottolinea - ma un primus inter pares, e il Parlamento dovrebbe essere un contrappeso, invece è umiliato. Né è credibile che uno entri in politica perchè ti coopta il capo».
Parole che provocano una reazione positiva del Pd. «Le riforme, la ricostruzione del nesso tra società civile, economica e i partiti, una nuova visione del welfare partecipato e un nuovo patto sociale sono i temi che con lucidità il presidente Giorgio Vittadini pone alla politica ed in particolare ai cattolici democratici», scrivono in una nota i senatori del Pd, Emauela Dossi Baio, Antonio Rusconi e Nino Papania. «Le parole e i temi toccati da Vittadini e dal meeting di Comunione e Liberazione sono centrali per una politica che torni ad occuparsi dei temi reali».

27.1.10

Davide Zoggia: Orsoni a sindaco di Venezia, primarie esemplari

la Nuova di Venezia — 27 gennaio 2010

Primarie, Venezia esempio nazionale

- Alberto Vitucci

25.11.09

Segreteria nazionale PD: c'è Davide Zoggia (e, ai Forum tematici, Laura Puppato)

PD Veneto - Comunicato
24/11/2009 Padova

Davide Zoggia entra nella Segreteria di Bersani


Il veneziano Davide Zoggia, 45 anni, già presidente della Provincia di Venezia, entra nella Segreteria nazionale del Partito Democratico, la squadra scelta che coadiuverà Pier Luigi Bersani. Lo ha comunicato oggi alla Direzione nazionale lo stesso leader uscito vincitore dalla primarie del 25 ottobre.

«Il fatto che un veneto sia stato chiamato da Bersani ad affiancarlo nel suo mandato è un segnale importante – afferma Zoggia – Significa che l’attenzione del Partito Democratico per quanto accade nella nostra regione è ai massimi livelli, come è giusto che sia, essendo il Veneto tra le aree più produttive e sviluppate del Paese. Sono soddisfatto e mi impegnerò per essere all’altezza di questo compito»


La Segreteria nazionale è un organismo ristretto, composto da dodici membri, sei donne e sei uomini, ed è coordinato da Maurizio Migliavacca.
Ma ai vertici del Pd nazionale è arrivata anche Laura Puppato, sindaco di Montebelluna, 60 mila preferenze alle ultime Europee. Bersani l’ha voluta coordinatrice del Forum Ambiente.

Con le sette venete in Direzione nazionale – Filippin, Sbrollini, Rubinato, Meo, Miotto, Moretti e la stessa Puppato – più i due sindaci Cacciari e Zanonato, il team veneto a Roma si è rafforzato notevolmente.

«Bersani conferma ancora una volta di essere all’altezza del compito che gli è stato affidato dai 3 milioni di elettori delle primarie: riportare il Pd al governo del Paese per riportare l’economia e la società italiana alla pari con i grandi Paesi d’Europa e del mondo. E il Pd non potrà mai governare il Paese se non diventerà maggioranza al Nord. È la sfida in cui, noi veneti per primi, siamo impegnati» è il commento del segretario regionale del Pd veneto Rosanna Filippin.

1.9.09

Scaramuzza, Causin, Tiozzo, Zoggia, Stradiotto e Murer a Mirano per le dimissioni di Semenzato

la Nuova di Venezia — 01 settembre 2009
«Vergogna-vergogna», ring in piazza


MIRANO. Da un lato i militanti del Pd che scandiscono lo slogan «ver-go-gna-ver-go-gna», dall’altro il sindaco Roberto Cappelletto che, uscendo dal municipio, si prende per alcuni minuti il palco della protesta: «Voi vi dovete vergognare, che state strumentalizzando questa faccenda». Tutt’intorno i clienti del mercato settimanale di Mirano. Passano, guardano, si informano.
Quelli del Pd si sono trovati alle 10.30 all’ingresso del municipio, dalla parte di piazza Martiri, per chiedere le dimissioni del vicesindaco della Lega Nord Alberto Semenzato, responsabile del pagina Facebook «Lega Nord di Mirano» su cui è comparso il manifesto «Immigrati clandestini: torturali! E’ un tuo diritto». Lui da giorni si difende sostenendo di essere la vittima di un complotto: qualcuno avrebbe inserito quel manifesto a sua insaputa, dopo avergli rubato la password d’accesso al computer. Il Pd non ci sta, perché, ribatte «la sua versione non è credibile».
Ieri i militanti hanno gridato il loro sdegno in faccia al sindaco, e Cappelletto non ha avuto timore a rispondere, in un acceso scontro verbale in un lunedì di mercato particolarmente affolatto dopo le ferie di agosto. Non si è visto invece il vicesindaco della Lega, principale bersaglio della manifestazione, che da alcuni giorni preferisce stare nell’ombra.
Per invitarlo a fare un passo indietro ieri sono arrivati a Mirano i vertici regionali del partito: il senatore Marco Stradiotto, la deputata Delia Murer, i consiglieri regionali Andrea Causin e Lucio Tiozzo, l’ex presidente della Provincia, Davide Zoggia, il coordinatore provinciale Gabriele Scaramuzza, gli esponenti del Pd miranese e con alcuni militanti di base e altri esponenti del centrosinistra e dell’opposizione politica a Mirano. Uno schieramento di forze al quale, sabato 5 settembre, potrebbe aggiungersi il segretario nazionale Dario Franceschini.
I responsabili regionale del partito stanno cercando di portarlo a Mirano per lanciare un segnale forte, perché, come dicono, «questa città si trasformi un simbolo della lotta al razzismo». Chiaro il messaggio lanciato ieri dal Pd: «Semenzato dovrebbe dimettersi a scopo cautelativo, fino a quando non sarà l’inchiesta della magistratura a fare chiarezza su quanto accaduto». E se Semenzato fosse davvero innocente? Se fosse stato veramente beffato? «Ma come ha fatto a non accorgersi di quel manifesto? - risponde Causin - come mai nessuno dei leghisti iscritto al gruppo di Semenzato si è mai accorto di quel manifesto? La verità è che quel messaggio appare comunque verosimile, perché negli ultimi mesi questo comune ha emanato una serie di ordinanze che minano la convivenza civile tra noi e gli immigrati».
Per Stradiotto, che quand’era sindaco di Martellago ha amministrato anche con la Lega, «il sindaco dovrebbe ritirare le deleghe a Semenzato, perché nel suo ruolo istituzionale di vicesindaco ha commesso un grave errore». Cappelletto non lascia correre: «Usano la menzogna come arma politica, noi abbiamo preso le distanze da quel manifesto, messo da chi vuol male a questa amministrazione, e abbiamo già denunciato l’episodio alla Polizia postale».
(Francesco Furlan)

25.6.09

Gabriele Scaramuzza: il PD impari dalla sconfitta


Il Gazzettino Mercoledì 24 Giugno 2009

Imparare dalla sconfitta, magari cambiando modulo e puntando sui giovani più promettenti. Non si tratta delle considerazioni postsudafricane del c.t. della nazionale di calcio, ma della linea programmatica esposta da Giovanni Scaramuzza, coordinatore del Pd della provincia di Venezia.
Secondo Scaramuzza, non è tutto da buttare. La sconfitta è l'esito di una sfida, nella quale il Partito Democratico ha saputo ridimensionare una débacle numerica che in molti – dopo l'accordo tra Zaccariotto e Udc – davano per scontata.
«Al primo turno – enumera Scaramuzza – il distacco era di 30mila voti, che potevano crescere, potenzialmente, fino ai 50mila grazie ai voti dell' Udc; invece la differenza è stata di sole 10mila preferenze. Questo grazie ad un grande lavoro di recupero basato su una presenza capillare sul territorio».
A bocciare il centro sinistra sono state le zone periferiche della Provincia, in primis Veneto Orientale e Clodiense. Secondo la dirigenza del Pd, in queste zone il risultato poco confortante è stato causato dallo scarso radicamento del Partito Democratico nel territorio. In quelle stesse circoscrizioni la Lega, invece, ha sfondato.
«La colpa – analizza Scaramuzza – è anche nostra. Il nostro messaggio non è passato; dobbiamo imparare a semplificarlo, a graduarlo sul territorio, ma senza banalizzarlo, visto che c'è già chi lo fa. Non dobbiamo seguire la Lega, ma distinguerci».
Il mea culpa dei Democratici parte da una considerazione: il Pd resta – nelle percentuali – il partito che ha ricevuto il maggior numero di preferenze in Provincia, mantenendo alte le percentuali nei centri più urbanizzati. Ha pagato dazio, invece, nelle realtà urbane limitrofe; anche per incrementare i consensi in terra nemica, il Pd sembra intenzionato a modificare la propria metodologia propagandistica, tornando a “sporcarsi le mani”, ossia: incrementare i comizi pubblici e moltiplicare gli appuntamenti nei luoghi di lavoro che oggi non hanno rappresentanza politica. Prosaicamente, tornare alla politica dei gazebo, a quella politica tradizionale troppo velocemente abbandonata e che, dati alla mano, ha invece premiato la coalizione avversaria.
Una volta cambiato modulo, si potranno inserire volti nuovi. Un cambiamento graduale della classe dirigente, che parta dai giovani coordinatori di circolo, molti dei quali sono ventenni.
Il Partito Democratico aspetta ora al varco la nuova giunta guidata da Francesca Zaccariotto, per la quale – a detta di Scaramuzza – si pronosticano tempi di spasimo e di immobilismo. «Non vorrei che in Provincia si ripetesse lo stallo che si sta vivendo in Regione, con Pdl e Lega impegnate – più che a legiferare – a misurare l'uno la forza dell'altra, in vista della prossima candidatura Presidenziale. Inoltre – profetizza Scaramuzza – a causa di questa situazione, la Zaccariotto sarà costretta a creare una Giunta di controllori, più che di collaboratori». Il Pd non prepara le barricate, promettendo invece un'opposizione attiva.

Marco Dori

24.6.09

Sconfitta di Davide Zoggia: Gabriele Scaramuzza pronto a dimettersi

la Nuova Venezia — 24 giugno 2009

Scaramuzza: «Sono pronto a dimettermi»

VENEZIA. «Il mio mandato è a disposizione». Non cerca scuse per la sconfitta, il segretario provinciale del Pd Gabriele Scaramuzza. E si dice pronto a dimettersi per aprire la discussione congressuale del Pd. Ma al tempo stesso suona la carica ai suoi.

«Abbiamo fatto un gran lavoro in queste settimane, non è bastato. Dobbiamo tornare sul territorio, ripartire dalle idee e dalle proposte. Insomma, non possiamo essere soltanto il partito che amministra, anche se questo lo facciamo sicuramente bene». La resa dei conti avverrà la settimana prossima, e il segretario ha già convocato la direzione provinciale allargata ai segretari di circolo del partito. Non c’è una vera e propria fronda all’attuale maggioranza. Anche se i malumori sono tanti. E vengono prima di tutto dagli sconfitti al turno di ballottaggio.

Ancora ieri, a mente fredda, Davide Zoggia ripensava a quei voti venuti a mancare in quelli che si consideravano territori «sicuri». A Scorzè, dove la battaglia per il sindaco è stata persa per pochi voti, alla Provincia ne sono mancati invece quasi duemila. A Martellago altra debacle imprevista, a Portogruaro la vittoria per il Comune non si è riflessa nei consensi a Zoggia, che anche qui ha perso circa 400 voti. La spiegazione? Un voto più politico che amministrativo rispetto ai comuni. Ma anche la scarsa capacità dei «quadri» e dei dirigenti locali del partito di ripotare alle urne quelli che avevano votato al primo turno. Falle numerose. Dovute secondo i vecchi militanti al fatto che «il nuovo partito non è radicato nel territorio». Ma anche alla scarsa convinzione con cui molti nel Pd avrebbero lavorato per sostenere Zoggia.

C’è anche chi mormora contro gli alleati, Rifondazione in testa. «Noi abbiamo fatto la nostra parte», replica il segretario provinciale Sebastiano Bonzio, «e se a Venezia abbiamo vinto è perché ci siamo anche noi. Dopo quattro anni passatti a lodare l’Udc abbiamo visto da che parte sono andati appena hanno potuto».

Ma intanto i quadri del Pd fanno i conti. «Stiamo studiando sezione per sezione», conferma Scaramuzza, «non per polemica ma per vedere dove intervenire». Così emerge che in alcune zone come Chioggia il crollo è stato maggiore del previsto. Un disastro nel Veneto Orientale, mentre a Venezia il centrosinistra regge. E in provincia il Pd resta il primo partito.

(a.v.)

23.6.09

Non bastano a Davide Zoggia le roccaforti di Mira e Venezia: la Zaccariotto prevale grazie a Chioggia e Veneto Orientale

CORRIERE DEL VENETO 23/06/2009
I numeri dei Comuni
Fortini e roccaforti Da Annone a Mira i record della sfida

VENEZIA — Se tutte le sezioni fossero state come la settima sezione di Venezia, che comprendeva i numeri di Castello dal 273 al 656, Davide Zoggia avrebbe vinto in carroz­za: 255 voti per lui, ovvero il 72,6 per cento, contro gli appena 96 per Francesca Zaccariotto. Idem nella nona sezione, sempre Ca­stello, numeri dal 980 al 1452: 157 voti (71 per cento) a 64. Peccato che però la neopre­sidente leghista abbia risposto con percen­tuali di quel tipo in tutto il litorale e il Vene­to orientale: è lì che si è giocato il sorpasso, comune per comune, per contrastare in provincia la Venezia «rossa». Basta spulciare i dati finali per confermare un'ipotesi più che attesa: Zaccariotto ha pre­so infatti il 72,6 per cento ad Annone Vene­to, il 68,9 per cento a Gruaro, il 68,1 per cen­to ad Eraclea, il 66,3 per cento a Cinto Caomaggiore. Una sfilza di vittorie clamorose, con percentuali che significano che l'hanno votata due elettori su tre. Percentuali «bul­gare» che addirittura trasformano in «nor­male» il 63,6 per cento della sua San Dona' di Piave, la roc­caforte che Zaccariotto gover­na e continue­rà a governare come sindaco, visto che — ed è stato uno dei punti di pole­mica della cam­pagna elettora­le — ha già di­chiarato che non mollerà la fascia di primo cittadino. Ma dall'altra parte della provincia anche Chioggia, seconda città della provin­cia per numero di abitanti, guidata dalla giunta di centrodestra di Romano Tiozzo, premia in maniera netta la donna forte del­la Lega, con il 61,6 per cento dei voti. A Zoggia resta Venezia, che con il 55 per cento si conferma un fortino difficilmente espugna­bile quando toccherà votare per il sindaco l'anno prossimo, e poi le classiche zone a vo­to prevalentemente di centrosinistra: Camponogara (57,4 per cento), Mira (56 per cen­to), Mirano (54,7 per cento), anche Spinea, dove però con il 53,3 per cento dei voti il presidente uscente prende meno del neosin­daco Pd Silvano Checchin (56,6). Addirittu­ra incredibile il voto disgiunto di Scorzè, do­ve mentre Giovanni Battista Mestriner vin­ce il ballottaggio di un soffio con il 51 per cento, Zaccariotto travolge Zoggia con il 59,4 per cento. E anche a Portogruaro la le­ghista batte l'uomo Pd, mentre il Comune ritorna nelle mani di Antonio Bertoncello.

A.Zo.

20.6.09

Votiamo Davide Zoggia, perché la provincia prosegua sulla strada dell'eccellenza

la Nuova di Venezia — 20 giugno 2009
Zoggia per proseguire sulla strada dell'eccellenza


Il voto è, certo, questione che riguarda in primo luogo gli elettori dei comuni e delle province in cui si vota, e nel Veneto, le province di Venezia, Belluno e Rovigo e il comune di Padova. Dopo l’esito delle europee e del primo turno delle amministrative, un’altra vittoria della destra peserebbe a lungo. E chiuderebbe molte dinamiche politiche, ancor più di quanto già non avvenga, soprattutto se la destra riuscisse a conquistare la provincia di Venezia e a riprendersi Padova.

Per questo il voto, che resta ovviamente di primaria competenza dei residenti, e che certo verte primariamente sulla questione dei governi dei territori, è anche un voto di portata generale. I voti veneziano e padovano più di altri. Chi ha a cuore il mantenimento e il rilancio di una dialettica sociale e politica più ricca dovrebbe preoccuparsi molto di un possibile en plein della destra veneta, della piena omologazione di città come Padova e di province come le tre in gioco a una linea che riassume ferreamente ogni confronto nel mero rapporto di potere tra Lega e Pdl e che trova, bossianamente, la quadra solo assecondando gli animal spirits dello sviluppo sregolato da un lato e consentendo le ronde dall’altro, solo per fare due tra gli innumerevoli possibili esempi di come Lega e Pdl si spartiscano le rispettive zone politiche e amministrative di influenza.

Avremmo, nel caso, una mappa bicolore del Veneto - il verde padano e l’azzurro berlusconiano, per dirla con Ilvo Diamanti - che sarebbe in realtà, nei fatti e nei contenuti, una mappa rigidamente monocolore. Una Padania con capitale imperiale - extraveneta - ad Arcore.
L’esito del ballottaggio veneziano, in un paese normale, sarebbe scontato. Davide Zoggia ha governato bene, lo riconoscono a volte i suoi stessi avversari più onesti. La provincia di Venezia in questi anni è tornata a scalare le classifiche dell’economia, della produzione, e dell’efficienza amministrativa: le annate del Sole 24 ore e le periodiche analisi sulla situazione sociale ed economica dei più diversi istituti sono a disposizione e chiunque lo può verificare. Ai dati dell’economia si possono aggiungere le politiche infrastrutturali e strutturali (specie nell’edilizia scolastica) e in campo ecologico: basti citare la rete ecologica che copre tutta la provincia, lo straordinario piano per il Vallone Moranzani, la svolta impressa su rifiuti ed energia a Fusina (un modello di valore europeo). Anche verso i punti di difficoltà, specialmente dal precipitare della grande crisi globale, la Provincia ha saputo agire concretamente, a cominciare da Porto Marghera (e sul tema del lavoro in genere).

E’ desolante, viceversa, sentir dire dalla candidata Zaccariotto che si adopererà per «aprire un tavolo». Il tavolo è spalancato da anni, e ciò che oggi manca è soprattutto il peso di un governo capace di trattare Marghera e la sua riconversione come grande questione nazionale. D’altra parte una (o uno) che dichiari di voler fare, contemporaneamente, il sindaco di una città come S. Donà e il presidente di una provincia grande e complessa come Venezia, al ballottaggio non dovrebbe neanche arrivarci, per palese inconsapevolezza del ruolo, o per vorace appetito di cariche.

Invece c’è, è in testa e ha anche avuto il soccorso dell’Udc. Il voto di due settimane fa è stato soprattutto frutto di vento politico generale, e quel vento ha portato Zaccariotto dov’è. Quello di domenica e lunedì sarà però un voto diverso. Si voterà per decidere se la provincia di Venezia finirà nelle mani di chi ha già annunciato che cementificherà perfino la gronda lagunare o se continuerà, con Zoggia, il profondo cambiamento che, pur in anni difficili, l’ha portata a nuovi livelli di eccellenza.

Gianfranco Bettin

18.6.09

Davide Zoggia con Dario Franceschini, da Mestre lancia il rush finale


Piazza Ferretto, Mestre, mercoledì 17 giugno 2009

Una sintesi del comizio elettorale in vista dei ballottaggi provinciali del 21 e 22 giugno (clicca sul simbolo di play per visualizzare i filmati)

L'intervento di Dario Franceschini





L'intervento di Davide Zoggia





http://www.partitodemocraticoveneto.org

15.6.09

Michele Carpinetti e i sindaci progressisti del Veneziano sono con Davide Zoggia

I SINDACI CON ZOGGIA


· ... perché conosce la nostra terra e i suoi problemi
· ... perché ha aiutato concretamente i nostri comuni
· ... perché ha ben governato nelle politiche scolastiche, del lavoro, della solidarietà
· ... perché solo con lui possiamo avere un vero federalismo fiscale, e ottenere il 20% Irpef · ... perché sarà davvero un Presidente “a tempo pieno”
· ... perché solo con lui potremo completare le opere pubbliche concordate per il nostro sviluppo sostenibile
· ... perché per le infrastrutture sovracomunali è importante avere un buon regista in Provincia, per tutelare il nostro territorio


PER TUTTO QUESTO INVITIAMO A VOTARE E FAR VOTARE PER DAVIDE ZOGGIA AL BALLOTTAGGIO PER IL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA DOMENICA E LUNEDI’ 21 E 22 GIUGNO 2009


Michele Carpinetti - Sindaco di Mira

Daniela Contin - Sindaco di Fiesso D’Artico

Giampietro Menin - Sindaco di Camponogara

Antonio Gaspari - Sindaco di Dolo

Roberto Donolato - Sindaco di Campolongo M.

Giovanni Brunello - Sindaco di Martellago

Alessandro Quaresimin - Sindaco di Salzano

Gabriele Scaramuzza: contro le manipolazioni della Lega, il PD continua a parlare alle realtà parrocchiali

15/06/2009
Gabriele Scaramuzza, coord. PD provincia di Venezia
Una volta in più la destra veneziana che sostiene Francesca Zacariotto dimostra la sua reale natura menzognera. Ad onta delle dichiarazioni dei diversi suoi esponenti (primo fra tutti il capogruppo della Lega Alberto Mazzonetto, con un senso del ridicolo degno del migliore teatro dell’assurdo) nella mattinata di oggi nei Sagrati di alcune chiese della terraferma veneziana sono stati distribuiti quei volantini di cui la destra negava l’esistenza.
Distribuiti da appartenenti alla Lega nord e ad alcune formazioni neofasciste, e da alcuni ragazzini pagati per questa attività, i volantini sono comparsi privi del simbolo dei partiti: come dire, oltre che della faccia e della decenza, queste persone si sono spogliate finanche della loro dignità.
Ci spieghino ora i campioni della famiglia e del solidarismo cattolico dell’UdC come possano pretendere che i propri simpatizzanti diano loro retta quando annunciano di sostenere la coalizione di Francesca Zaccariotto, nei fatti un impasto della peggiore destra che eleva a valore e misura di condotta il disprezzo nei confronti dell’avversario, l’intolleranza, l’odio.
Spiace soprattutto che questa distribuzione sia stata fatta nei pressi delle realtà parrocchiali della nostra città, nelle quali con sincero spirito ecclesiale si rinnova, giorno dopo giorno, l’abitudine e la dedizione nei confronti dell’altro, e che tanta parte ha avuto e ha nel ricordare, a tutti noi, che obiettivo ultimo dell’impegno politico è la crescita delle nostre comunità civili, la loro umanizzazione, il loro essere spazio che accoglie e offre opportunità, alle famiglie, ai giovani, ai lavoratori.
A costoro continueremo a parlare in questi giorni, forti della bontà delle nostre proposte, della convinzione che nostro scopo non è disprezzare l’avversario, bensì ascoltare il cuore e la mente della nostra popolazione, per trovare le risposte alle loro domande di equità nel lavoro, di crescita e prosperità delle famiglie, di giustizia sociale.
Uff. Stampa

14.6.09

Per Davide Zoggia affidiamoci al porta a porta, senza curarci dell'UDC

Il Gazzettino Domenica 14 Giugno 2009
BLITZ DELLA SERRACCHIANI
Zoggia a Mestre punta sull’effetto Debora
«Dobbiamo convincere chi non è andato a votare»

«Che l’Udc appoggi la candidata della Lega non deve interessarci, noi dobbiamo pensare al nostro». Così ieri Debora Serracchiani, in un breve incontro con Zoggia e il suo entourage in piazza Ferretto a Mestre, in un Calice traboccante di gente. Stravolgendo la comune linea di pensiero del partito, la giovane segretaria del Pd di Udine, recentemente eletta al Parlamento europeo a suon di voti, raccogliendone in Friuli addirittura più di Berlusconi, si è dichiarata assolutamente non interessata alla scelta fatta dall’Udc rivolgendo piuttosto l’attenzione a quanti, tra i sostenitori del Pd, nella scorsa tornata elettorale si son tenuti lontani dall’urna.

«Non andare a votare significa consegnare la Provincia alla destra – ha cominciato – e noi non possiamo permetterlo perché è stata amministrata bene. Dobbiamo solo convincere la gente di questo, perché i dubbi non devono pesare su questo voto. Chi non andrà a votare stavolta sappia che non avrà scuse e non potrà lamentarsi».

Un discorso chiaro e schietto, il suo, sin dalla battuta in risposta agli elogi di Davide Zoggia dopo il risultato delle Europee: «Non sono sicura che proprio tutti siano rimasti soddisfatti dei miei risultati». Poco prima Zoggia aveva commentato una campagna elettorale nella quale «si è parlato di tante cose fuorché di problemi reali, mentre alla gente servono scuole sicure, mutui anche per i precari, tutela dell’ambiente, aiuti alle aziende e serie politiche per le donne. La presenza di Debora è fondamentale per ciò che rappresenta, per ciò che ha ottenuto e perché non è soltanto una speranza».

E la Serracchiani, interrompendo gli applausi non si è tirata indietro. «Non ci sono tanti giorni a disposizione – ha precisato – l’unica cosa da fare è armarsi di responsabilità per il futuro di questa Provincia. Vi chiedo di metterci le scarpe. Può anche darsi che ci sia qualche deluso, ma adesso è importante non lasciare campo scoperto, consapevoli che il rinnovamento del partito si fa anche sul territorio».

Nessuna preoccupazione dunque per l’accordo tra Lega e Udc a sostegno di Francesca Zaccariotto, cosa che invece aveva suscitato gli animi del Pd a livello provinciale, ma solo l’indicazione di effettuare un necessario lavoro porta a porta da qui al 20 giugno. «Mi auguro di tornare a Venezia, la prossima volta – ha chiuso Debora Serracchiani – non per lavoro ma per festeggiare con Davide Zoggia».

Daniele Duso

13.6.09

Gabriele Scaramuzza: facciamoci "Testimoni di Zoggia"

Il Gazzettino Sabato 13 Giugno 2009
SCARAMUZZA RIBATTE A DALLA TOR
«Loro sono ossessionati noi abbiamo le risposte»

(al.va.) «Loro hanno l’ossessione di battere il nemico, noi invece vogliamo risolvere i problemi di questa provincia». Gabriele Scaramuzza, coordinatore provinciale dell’Udc, ribatte a distanza al coordinatore del Pdl Mario Dalla Tor. «C’è una differenza radicale nell’approccio - dice Scaramuzza - loro hanno una preoccupazione ossessiva di scalzare il nemico, noi la convinzione di farci carico delle domande del territorio e di dare risposte credibili. Tanto che non ci siamo risparmiati non le scarpe, ma le parole per dare queste risposte».

Il coordinatore del Partito democratico indica le priorità da affrontare: «Lavoro, economia, famiglia, sicurezza, istruzione. Abbiamo letto nei giornali dell’impegno che si è assunto il patriarca di fronte alle rappresentanze dei lavoratori di Porto Marghera: in un momento in cui i diversi corpi sociali, le categorie, la chiesa, cercano di farsi carico del problema dei lavoratori noi siamo al fianco di questi attori». Quanto ai numeri, per Scaramuzza il Pdl e la Lega hanno poco da cantare vittoria: «Il Pd è sempre il primo partito a livello provinciale. Ed è anche questa constatazione a motivarci e a convincerci per il ballottaggio. L’altro giorno ho riunito i coordinatori di circolo e e candidati nei 36 collegi, dovevamo essere poco più di un centinaio, invece, spontaneamente sono arrivati tanti militanti: alla fine eravamo in 300. Tutti con una convinzione: noi vinceremo il ballottaggio. Vinceremo perché abbiamo un programma all’altezza, l’ambizione di avere idee e risposte ai bisogni del territorio». In quell’assemblea si è parlato anche di possibili allargamenti della coalizione e di un eventuale apparentamento con l’Udc: «Il Pd è favorevole, da parte nostra abbiamo dato il via libera a Davide Zoggia. Ma abbiamo anche puntualizzato: indipendentemente dall’apparentamento con l’Udc, noi ci attrezziamo a vincere. A prescindere».

Di qui al 21 giugno i militanti del Pd vestiranno i panni dei "testimoni di Zoggia": basta comizi, si farà il porta a porta. «Sappiamo che serve uno sforzo straordinario per riportare tutti al voto, vogliamo irrobustirci nell’area centrale e lavorare più di fino nel Veneto orientale e nel litorale - dice Scaramuzza - Lo faremo moltiplicando gli incontri con le categorie, i presidi nelle piazze, il porta a porta: i nostri militanti andranno fisicamente a bussare alle porte dei cittadini».

11.6.09

Provinciali, 1° turno: Davide Zoggia sfonda il 50% a Mira e Venezia

(clicca sull'immagine per ingrandirla)
la Nuova Venezia — 11 giugno 2009
Zaccariotto in 37 Comuni, Zoggia in 7
Mitia Chiarin

MESTRE. Trentasette a sette. L’esito delle elezioni provinciali disegna la nuova mappa politica del Veneziano. 37 le amministrazioni in cui ha prevalso la coalizione guidata da Pdl e Lega Nord che sostiene Francesca Zaccariotto. Sette invece i Comuni per Davide Zoggia, il candidato del centrosinistra e a tirare la volata è in particolare il capoluogo Venezia con oltre 68 mila voti. Ed è testa a testa in Riviera. Alcune amministrazioni, tra Miranese e Riviera del Brenta confermano i dati delle Politiche del 2008 e premiano la coalizione di centrosinistra e in particolare il Pd. Davide Zoggia, con il voto di sabato e domenica, vince la sfida con Francesca Zaccariotto a Spinea, Mira, Mirano ma vince soprattutto grazie al 50,46 per cento di consensi raggranellati nel Comune capoluogo: Venezia con i suoi oltre 140 mila elettori che sono oltre un terzo dei votanti (481 mila a livello provinciale) assicura più di 68 mila voti al candidato presidente che corre per il secondo mandato con l’appoggio dell’intero centrosinistra. Zoggia vince la sfida anche a Concordia Sagittaria, dove ottiene il 46,83 per cento dei consensi, e nella vecchia roccaforte «rossa» di Camponogara dove arriva al 45,17 per cento. Perde invece in un altro storico comune «rosso», Campolongo Maggiore dove Pdl e Lega per la Zaccariotto raccolgono più del 50 per cento dei consensi. Camponogara, dicevamo, premia Zoggia ma qui la vittoria è arrivata grazie ad una manciata di voti, 94 per l’esattezza che sono bastati comunque a far la differenza. Stessa situazione a Campagna Lupia: 52 voti in più per Zoggia che vince con il 45,71 per cento di consensi. Gli altri 37 Comuni della Provincia, con il Veneto Orientale in testa, hanno invece premiato la Zaccariotto.
Nelle Politiche del 2008 erano quaranta i partiti in cui il partito di Berlusconi aveva avuto la meglio godendo dei risultati della Lega Nord in Veneto Orientale e all’avanzata del Pdl nell’area di Chioggia. Un anno fa il partito di Bossi aveva ottenuto il 15 per cento a Spinea, al Senato; il 22 per cento a Noale, il 23 per cento a Scorzè. Nel raffronto con queste ultime elezioni, nella città dei Tempesta ad esempio il Carroccio avanza di oltre 2 punti. Il Pd che a Spinea nelle Politiche 2008 era andato oltre il 39 per cento si deve accontentare stavolta del 30 per cento, con quatto punti percentuali in meno. A Mira dove il partito di Franceschini un anno fa era oltre il 40 per cento la preferenza ora è scesa al 32,5 per cento. Zoggia si ritrova sconfitto nel suo Veneto Orientale, che sceglie in massa la contendente sindaco di San Donà. La città della Zaccariotto la premia con quasi il 59 per cento di preferenze e Jesolo, il paese che ha dato i natali a Zoggia, arriva a premiare la bionda concorrente con il 59,79 per cento. Anche un’altra città della Riviera, Dolo, premia la Zaccariotto ma anche qui torna il testa a testa tra candidati: qui la candidata di Pdl e Lega Nord vince per 124 voti. Le città in cui la Zaccariotto ottiene il numero più alto di consensi sono Annone Veneto con il 66, 38 per cento (che equivalgono però a 1471 voti), Gruaro (66,18) e Eraclea con il 65,38 per cento. Oltre il 50 per cento in un centro decisamente più abitato come Chioggia, che significa poco più di 14.500 preferenze.
Per Zoggia invece la percentuale più importante è quella di Venezia con il 50,46 per cento che significano oltre 68 mila preferenze e Mira con il 50,14% (altre 10.500 preferenze al candidato).

10.6.09

Davide Zoggia: un appello contro l'astensionismo per il ballottaggio del 21 e 22

Corriere del Veneto 10 giugno 2009

POLITICA

Provinciali, Pdl e Lega divisi sull'alleanza con l'Udc

Il Carroccio: «Apparentamento inopportuno». Zaccariotto e Zoggia, appello contro l'astensionismo

VENEZIA — AAA. A come apparentamento. A come astensione. A come Arcore, nel senso di patto tra Bossi e Berlusconi. Due giorni dopo il voto provinciale, sul ballottaggio tra Zoggia e Zaccariotto domina il fattore A. E se la cena tra il premier e il leader del Carroccio sembra aver facilitato le cose nel centrodestra, entrambi gli schieramenti si trovano sin d’ora a fare i conti con le alleanze future (più Zoggia) e con l’imperativo categorico di portare nuovamente tutti gli elettori al voto (più Zaccariotto). In mezzo gli elettori, che il 20 e il 21 si troveranno di fronte ad una consultazione esclusivamente amministrativa, in mezzo l’Unione di Centro di Ugo Bergamo che ieri è volato a Roma sia per questioni relative al Csm sia per incontrare Pierferdinando Casini e formulare assieme una strategia, in mezzo i trentamila voti che separano i due candidati. Pochi, tanti, chissà.

Dialogo diviso I 24 mila voti dell’Udc al ballottaggio fanno comodo, figuriamoci. Soprattutto alla coalizione di centrosinistra, impegnata a scalare la montagna dei 30 mila, anche a Pdl e Lega il cui elettorato tradizionalmente la seconda volta non va molto volentieri alle urne. I due schieramenti sono convinti dell’utilità di un dialogo con Bergamo, eppure in entrambi i casi c’è chi accelera e chi frena. Da una parte c’è Davide Zoggia che dice: «Tra noi e l’Udc c’è sempre stato un rapporto, il nostro percorso è lineare. Semmai è il centrodestra che fino a ieri li mandava a quel paese e ora cambia idea». Ma troviamo anche parti della coalizione, come Sebastiano Bonzio, segretario provinciale di Rifondazione, che raccomanda calma: «Quella dell’apparentamento con l’Udc — dice — è per noi una soluzione complicata. La politica non è un laboratorio ma un luogo in cui contano le idee e la capacità di amministrare». Più o meno lo stesso copione dall’altra parte dello schieramento. Con la candidata del centrodestra Francesca Zaccariotto che dice: «Apparentamento con l’Udc? Non ha grande importanza, l’elettorato di Bergamo difficilmente andrà assieme a Rifondazione, stare con noi mi sembra per loro una scelta naturale, forse non servono forzature». «Sì, sì — rincara il consigliere regionale leghista Daniele Stival — l’apparentamento è inopportuno, basta riportare i nostri a votare». Di un’altra opinione è invece Mario Dalla Tor, e con lui gran parte del Popolo della Libertà: «Abbiamo già parlato con Bergamo, deciderà lui se apparentarsi con noi o meno, personalmente però so che cosa mi ha risposto».

Sempre in tema di apparentamento c’è poi la questione sondaggi. Cose vecchie, chiaro. Che però contibuiscono a frammentare ancor di più le già poche certezze dei due schieramenti. In casa Pdl infatti sono più che certi: solo il venti per cento dell’elettorato dell’Udc seguirebbe la coalizione di Zoggia, mentre l’80 sposerebbe il matrimonio Pdl-Lega con l’Unione di Centro.

Tutti alle urne Al di là dei 24 mila voti dell’Udc che vedremo nei prossimi giorni se avranno o meno una casa, l’altra questione al centro del ballottaggio è quella dell’astensionismo che nel centrodestra sembra un po’ ridimensionata dal patto di mututo soccorso tra Bossi e Berlusconi. Il secondo turno in genere non raccoglie folle oceaniche e stavolta non dovrebbe certo essere la consultazione referendaria ad alzare la media. «Le prove di forza locali non hanno più nessun senso — attacca Daniele Stival — il 20 e 21 si va tutti a votare punto e basta». La frase in codice è rivolta in primo luogo al Pdl che potrebbe avere la tentazione di non motivare a sufficienza i suoi per sostenere Francesca Zaccariotto alla conquista di Ca’ Corner. «Balle» taglia corto l’azzurro Mario dalla Tor, «siamo già pancia a terra per sostenere il candidato di centrodestra». «Ci fosse stato l’amico Salvagno con la Zaccariotto al primo turno — replica Nereo Laroni — non sarebbe stato necessario il ballottaggio. Grave errore commesso dagli apprendisti registi del Pdl». Il segretario provinciale del Pd Gabriele Scaramuzza invece ci mette la maggior grinta possibile: «Tutti alle urne con orgoglio, ambizione e rabbia».

Già, perché il rischio astensionismo non sembra essere solo una questione di centrodestra. «Faranno fatica anche loro a riportarli tutti al voto — dice Alessandro Danesin, vice coordinatore del Pdl di Venezia Grande Città — sono finiti i tempi del Pci».

Due settimane di sfide Passati solo due giorni dal voto, i due candidati hanno già ricominciato una campagna che — soprattutto per Zoggia — sembra non finire mai. «Tornerò sul camper, incontrerò i cittadini — dice il presidente uscente — e spero anche Francesca Zaccariotto per poter parlare di programmi, cosa che non ha mai voluto fare. Ora si fa sul serio, e il voto è amministrativo, non più politico. La discussione si fa su cose concrete». Secca la candidata del centrodestra: «Sono tranquilla, 30 mila voti di differenza sono tanti e ce la possiamo fare senza troppi problemi». Rimpianti di non avercela fatta al primo turno? «Un po’ se penso alle 12 mila schede annullate. A pensar male si fa peccato ma...».

Massimiliano Cortivo
10 giugno 2009

9.6.09

Davide Zoggia al ballottaggio: continua la sfida

la Nuova Venezia — 9 giugno 2009
«Io favorito perché ora si parlerà di programmi»


VENEZIA. «Tra quindici giorni la partita sarà completamente diversa. Non ci sarà più il traino della politica. Parleremo di programmi e di amministrazione. Io sono disponibile fin da subito a un confronto pubblico con la mia avversaria». Superata la delusione del primo pomeriggio, quando a un certo punto sembrava addirittura che la Zaccariotto potesse farcela al primo turno, il presidente uscente Davide Zoggia incassa il risultato e passa al contrattacco.
Nella sede del suo comitato elettorale, nell’ex sede del Pci in piazza Ferretto, Zoggia si fa vedere soltanto a tarda sera. Per tutto il pomeriggio si è tenuto in collegamento con i suoi fedelissimi, Matteo Bellomo e Giuseppe Chaia, incollati al computer per seguire i dati che arrivavano molto lentamente dalla Prefettura. Per un paio d’ore la Zaccariotto è avanti di quasi 20 punti. Nello stato maggiore del Pd circola il panico. Una sconfitta al primo turno potrebbe essere diastrosa. Lentamente Zoggia risale. Man mano che arrivano i risultati dal comune di Venezia la forbice si restringe. Poi arriva la «botta» da Chioggia, Mira e la Riviera riequilibrano. Un’altalena da cardiopalmo. Alla fine il risultato si assesta. Zaccariotto avanti di sette punti, 30 mila voti più di Zoggia.
Ma la partita non è persa, gli dicono i suoi collaboratori. «Davide può farcela», lo conforta Massimo Cacciari. E il distacco può essere recuperato.
Zoggia, allora Lei si sente ancora in gioco.
«Altroché. Al ballottaggio la partita sarà completamente diversa, ne sono sicuro».
Ci sono 30 mila voti di differenza tra Lei e la sia avversaria. Se lo aspettava?
«Beh, vedendo i dati delle Europee di domenica sera poteva andare anche peggio. Ripeto, il voto per le provinciali ha risentito del fattore politico nazionale. Ma oggi è andata un po’ meglio».
In che senso?
«Parlo di numeri. C’è una piccola avanzata del centrosinistra rispetto alle Europee e invece c’è una flessione della destra, che ieri aveva il 50,1 per cento».
Come pensate di recuperare lo svantaggio?
«Parlando di programmi e non di politica, affrontando i problemi e le cose che interessano alla gente. Facendo capire che è necessario tornare a votare il 21».
Sono importanti anche le alleanze con gli altri candidati, a partire dall’Udc.
«Certamente. Siamo disponibili a confrontarci sulle questioni programmatiche con Ugo Bergamo e l’Udc, e con Vittorio Salvagno dei socialisti autonomisti. Ma ci incontreremo anche con Michele Boato. Ripeto, non per alleanze tattiche ma per parlare di programmi, di cose da fare insieme. Sono sicuro che troveremo un’intesa. Non mi pare che l’Udc abbia condiviso la politica della Lega».
Dunque il 21 giugno è possibile cambiare marcia.
«Ne sono sicuro. La partita sarà completamente diversa, ci sono in campo i candidati più che le forze politiche e i loro leader nazionali. Insomma, le nostre facce: bisogna parlare di cose concrete lasciando perdere gli slogan. Lo ripeto, sono pronto a confrontarmi da subito con la Zaccariotto sulle questioni programmatiche. Poi gli elettori decideranno».
Dalle urne è arrivata qualche sorpresa?
«Beh, dalle spiagge il dato è omogeneo, non molto buono. Anche a Chioggia abbiamo perso malamente. Credo che sia un voto che ha risentito molto della politica più che di ragioni amministrative. Stiamo valutando le contromisure da prendere. Ma abbiamo avuto anche buoni risultati. A Venezia il Pd resta il primo partito, Italia dei Valori sfiora il 10 per cento. Sono certo che il 21 giugno si giocherà una partita nuova».
Insomma non è andata malissimo.
«Direi di no. Soprattutto se guardiamo al disastro che c’è in giro per l’Italia».

Alberto Vitucci