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2.8.11

Venezia: l'offensiva d'autunno del PD, politica e culturale

La Nuova Venezia 02 agosto 2011

Bersani lancia la sfida a Bossi


In settembre Venezia diventa capitale della politica, oltre che della cultura. Non solo Mostra del Cinema. Non solo Campiello. Ma anche tanta politica, con l’arrivo in città di molti leader nazionali per aprire una stagione, che si preannuncia incandescente.

Tanto per cominciare sono attesi Bersani, Bossi e i sindaci delle grandi città del Nord governate dal centrosinistra.
Quest’anno di fronte al tradizionale raduno leghista, in programma il 18 settembre in Riva Sette Martiri, il Pd non starà a guardare. Ha organizzato in centro storico, tra l’Erbaria e Campo San Giacometto, la Festa Nazionale della Pubblica Amministrazione - dal 13 al 17 settembre - con le conclusioni di Bersani, il giorno prima dell’arrivo di Bossi.
Ma andiamo con ordine.

Si parte ai primi di settembre, probabilmente martedì 6, con un incontro dei sindaci delle grandi città del Nord, governate dal centrosinistra. Orsoni farà da padrone di casa, accogliendo Piero Fassino, sindaco di Torino, Giuliano Pisapia (Milano), Marta Vincenzi (Genova), Virginio Merola (Bologna) e Roberto Consolini (Trieste) per un meeting che in sostanza costituisce l’asse anti-Lega del centrosinistra del Nord.

La settimana successiva, il 14 settembre, è prevista la mobilitazione dell’Anci nazionale di tutti i sindaci del Nord per «Richiamare la massima attenzione dell’opinione pubblica, delle istituzioni, dei partiti e delle organizzazioni sociali ed economiche del Paese, sulla pesante e grave situazione economico-finanziaria, ma anche istituzionale, in cui versano tutti i Comuni».

Intanto il 13 prenderà il via la Festa nazionale della Pubblica Amministrazione del Pd con la partecipazione di vari leader del partito. Oltre a Bersani, arriveranno certamente i capigruppo di Camera e Senato, Dario Franceschini e Anna Finocchiaro; la presidente del partito Rosy Bindi e il vice-segretario Enrico Letta.
Sabato 17 le conclusioni di Bersani in Erbaria e il giorno dopo il raduno leghista, battezzato la Festa dei Popoli Padani, giunto alla sedicesima edizione, con il discorso finale di Bossi, che dal 1996 senza interruzioni sbarca in laguna con l’ampolla d’acqua del «dio» Po per sversarla in laguna.
Quello del 18 settembre, sarà con ogni probabilità l’ultimo raduno con la bandiera tricolore esposta dal balcone della signora Lucia Massarotto, che ha ricevuto lo sfratto e dovrà lasciare l’appartamento.

Il Pd lancia una doppia sfida alla Lega.
Prima, chiamando a raccolta a Venezia i sindaci delle grandi città nordiste governate dal centrosinistra, dove, dopo l’ultima tornata elettorale, vive il 65 per cento della popolazione del Settentrione. E tra i sindaci del centrosinistra c’è un gran fermento, un’attività che ricorda il movimento dei primi cittadini dell’inizio degli anni Novanta, sebbene nel frattempo sia cambiato il mondo. Alla fine di luglio, prima si sono incontrati Fassino e la Vincenzi, quindi Merola e Stefano Boeri, assessore milanese della giunta Pisapia. E in precedenza Fassino si era visto anche con Merola. Ma l’obiettivo finale è l’incontro del 6 settembre a Venezia.

La settimana successiva il Pd porterà in laguna la Festa nazionale della Pubblica Amministrazione. Un forum proprio nella città del ministro della Funzione Pubblica, Renato Brunetta, che solo un anno fa ha perso la corsa a sindaco con Orsoni.
«Una manifestazione molto importante», osserva Davide Zoggia della segreteria nazionale del partito, «che costituisce un riconoscimento al buongoverno di Venezia e una risposta alla demagogia del meeting leghista, con iniziative fondate sui contenuti che affrontano i temi vicini alla gente».

Nel corso della Festa è prevista un’assemblea con gli amministratori locali, «in particolare quelli del territorio», evidenzia Gabriele Scaramuzza, «oltre ad iniziative che mirano a portare alla luce i temi relativi alla semplificazione legisaltiva, alla trasparenza, e al taglio degli enti inutili».
Ma la scelta di Venezia, come ricorda il segretario provinciale Michele Mognato, «rimarca come il centrosinistra governi la città capitale del Nordest, dove l’economia lamenta in modo particolare i ritardi e l’inefficienza del governo Berlusconi, inadeguato nel fronteggiare la crisi».

20.2.09

Il PD veneziano sul dopo-Veltroni

Il Gazzettino Venerdì 20 Febbraio 2009
IL DOPO VELTRONI
La base del Pd sferza i vertici: «Serve un nuovo progetto»
Partito diviso fra la componente favorevole al congresso immediato e quella che mira a fare quadrato in vista delle elezioni

Da una parte Massimo Cacciari, e con lui una larga fetta dell’area della Margherita (favorevoli a un azzeramento delle cariche e a un congresso immediato), dall’altra Davide Zoggia che preferisce aspettare l’assemblea programmatica di aprile rinviando il congresso e la nomina del nuovo segretario a dopo le elezioni.
In mezzo il "dibbattito" di morettiana memoria sul da farsi all’indomani delle dimissioni di Walter Veltroni dalla guida del Pd. A sollecitare «un congresso vero con primarie vere» è Antonino Stinà, già braccio destro del vice presidente della Provincia di Venezia Andrea Ferrazzi. «Un congresso immediato - è la sua tesi - significa dare un segno che si crede al progetto del Pd, e ci si crede a tal punto che in breve tempo si è disponibili a darsi una dirigenza autorevole e fondata sul consenso».
Anche per il consigliere regionale del Pd Igino Michieletto, «questo non è il momento delle mediazioni, ma del coraggio, indietro non si torna. Le primarie subito rappresentano una straordinaria possibilità per una campagna elettorale coinvolgente che altrimenti rischierebbe di tramutarsi in un funerale».
Che le dimissioni di Veltroni rappresentino uno spartiacque lo sostiene anche Sandro Moro, segretario del circolo Di Vittorio-Mezzalira di Cannaregio. «C’è molta preoccupazione - dice - ma anche l’opinione che da questa strada non si torna indietro», facendo un richiamo a un cambio di atteggiamento dei gruppi dirigenti. Moro evidenzia che c’è la consapevolezza che bisogna affrontare con urgenza alcuni nodi di programma, come le questioni etiche sensibili e i temi economici: «Dobbiamo discutere i grandi temi che interessano la gente, non metterli da parte, anche se possono dividerci».
E per questo, sostiene Marta Meo, responsabile regionale per gli enti locali del Pd, «ci vuole una risposta politica sul territorio che coinvolga di più i circoli. In questa fase non è sufficiente fare quadrato attorno al partito. Se le ricette per affrontare la situazione saranno le stesse del passato, i risultati non potranno che essere negativi. Bisogna invece cogliere i segnali che vengono dall’esterno e rilanciare una proposta».
Anche Valter Vanni, uno dei promotori del sito veneziapolitica.com, sostiene che «il Pd vivrà se sarà in grado di dire qualcosa di utile ai lavoratori italiani per fronteggiare le conseguenze della crisi. Il Pd potrà tornare a governare se saprà coniugare gli interessi dei lavoratori e della parte più debole del popolo italiano con l’interesse nazionale, indicando una ricetta per far uscire l’Italia dalla crisi».
Intanto il confronto all’interno del Partito democratico sul "che fare" sembra non influire sul ciclo di incontri che Davide Zoggia, in corsa per la riconferma al vertice della Provincia, ha promosso in varie città all’insegna delle "Primarie delle idee".
Il suo staff registra una presenza superiore alle aspettative e un’attenzione particolare del pubblico ai problemi del territorio, più che alle tematiche nazionali sollevate dal ko in Sardegna e dalle dimissioni di Veltroni. Una situazione che porta Zoggia a ribadire la sua contrarietà al congresso immediato.
Di immediata, dall’opposta parte politica, c’è la richiesta di dimissioni di Massimo Cacciari da parte del deputato leghista Corrado Callegari: «Se davvero al centrosinistra serve una rinfrescata di volti e nomi - sostiene il deputatto - fra le facce da buttare dalla finestra non deve mancare quella del sindaco di Venezia».