28.3.11
Assemblea regionale del PD Veneto: l'agenda per il 2011
20.3.11
PD Veneto: nessuna egemonia degli ex-Ds
La Nuova Venezia 20 marzo 2011
Fuga dal Pd, vertici sotto accusa
19.3.11
Il consigliere Andrea Causin lascia il PD
18-03-2011, comunicato del Partito Democratico Veneto
Andrea Causin ha annunciato in una lettera a Pier Luigi Bersani la decisione di uscire dal Partito Democratico:
“Avevo creduto – scrive nella lettera - che il Pd potesse essere un partito plurale, aperto, moderno, riformista, con una forte vocazione maggioritaria. Purtroppo le scelte operate nell'ultimo periodo segnano una drastica inversione di tendenza rispetto al partito immaginato dal Veltroni e da tanti altri amici. Di qui la decisione di compiere una scelta rispetto ad un disagio che diventa sempre più forte e alla necessità di continuare a svolgere il mio impegno politico e civile in una fase complessa e densa di incognite”.
Rosanna Filippin, segretario regionale del Pd Veneto replica a questa scelta con una lettera aperta a tutti i democratici veneti.
“Andrea Causin ha annunciato la scelta di lasciare il Partito Democratico. Andrea fu candidato alla segreteria regionale del Partito nelle primarie del 2009. E sino all’autunno dell’anno scorso è stato vice segretario del Pd Veneto. Nel febbraio del 2010, con il voto degli elettori del Partito Democratico, è stato rieletto in Consiglio Regionale. Prima di tutto credo che coerenza verso i suoi elettori vorrebbe che all’abbandono del Pd seguissero le dimissioni da consigliere regionale. Nella sua lettera, Andrea cita alcune ragioni politiche della sua scelta. Le rispetto, come rispetto le ragioni politiche di chiunque, ma non le condivido.
Non condivido la tesi che il profilo del Partito Democratico sia quello della socialdemocrazia di stampo classico. La nostra proposta politica offre una sintesi del tutto nuova e mi spiace che un fondatore del Pd abbia ceduto alla tentazione di cliché ripetitivi e speculari a quelli di chi, come Berlusconi, con altrettanta superficialità rimprovera al Pd di non essere invece socialdemocratico a sufficienza. Non condivido la tesi che Pier Luigi Bersani si stia comportando come il capo di una mozione. Il congresso del Pd e le sue divisioni sono da tempo alle nostre spalle e lo dimostra il sostegno offerto alla linea del segretario da Dario Franceschini, che aveva sfidato Bersani con una piattaforma alternativa. Oppure il mito di un partito in mano ad apparati espressi dalle storie politiche che hanno dato vita al Pd. La linfa del nostro partito è nella militanza di tanti e in particolare di una nuova generazione che si è affacciata alla politica quando Ds e Margherita già erano storie passate.
Infine, forse la più seria delle questioni poste da Causin. Il Pd è marginale al Nord? Io non lo credo. La difficoltà dei democratici al Nord non nascono ora, hanno radici più profonde. Oggi però la sfida è più che mai aperta: perché il berlusconismo tocca un punto di crisi e perché la Lega deve dar conto degli scarsi risultati della sua azione di governo, dopo il lungo tempo delle promesse.
L’alternativa a questo centrodestra ha bisogno di una grande forza di popolo. Il Pd è questo. Non il partito di un capo, né quello di un solo leader, non un partito di poche prime donne, ma una forza resa grande dall’energia, dalla passione e dalla coerenza di tanti.
Può il Partito Democratico vincere da solo la sfida al berlusconismo? No di certo. Ma senza un Pd forte nessuna alternativa può vincere davvero. Rendere forte e vincente questa alternativa è il nostro compito. La coerenza verso questa grande responsabilità è il primo passo verso il successo. La rinuncia a questo impegno è anch’essa un primo passo. Ma di un percorso che conduce all’irrilevanza. La scelta tocca a ciascuno di noi”.
2.11.10
Verso Nord non sarà un'alternativa al PD
«Quando un partito comincia ad avere paura delle idee, a fare
la caricatura delle opinioni altrui, a evocare scenari scissionistici che non
esistono piuttosto che entrare nel merito delle proposte, vuol dire che non è in
buona salute. Facciamo un buon servizio al partito tacendo, e lasciando che
subisca questa deriva?».
18.10.10
PD Veneto:c'è chi invoca un radicale rinnovamento della classe dirigente
Democratici sul Titanic
Umberto Curi
Meglio tardi che mai. Ridotto all’osso, potrebbe essere questo il commento alla decisione assunta da Andrea Causin, il quale si è dimesso dalla carica di vicesegretario regionale del Pd. Limpide, e sostanzialmente persuasive, anche le motivazioni addotte per spiegare questa scelta. Da un lato, la paurosa emorragia di elettori registratasi fra le politiche del 2008 e le regionali del marzo scorso, con un saldo negativo di oltre il 40% di voti in meno. Dall’altro lato, la denuncia dell’incapacità del gruppo dirigente di capire le ragioni del mancato radicamento del partito nel territorio. Parole chiare - finalmente - seguite da comportamenti coerenti, anche se tardivi.
Dopo l’incredibile vicenda di Giuseppe Bortolussi, scelto quale candidato governatore del centrosinistra, e poi dopo la sconfitta abbandonato al suo destino. Dopo la nascita di «Verso Nord», e la fuoriuscita di fatto di personaggi come Massimo Cacciari, questi colpi ulteriori segnalano che si è giunti davvero al capolinea.
15.10.10
Le dimissioni di Andrea Causin: la replica di Rosanna Filippin
"In momenti della vita di un paese come quello attuale un partito come il nostro, che è il perno dell'alternativa a Berlusconi, ha il dovere di unire tutte le sue energie. Il nostro non è il tempo dei passi indietro e delle fughe individuali, ma quello di un impegno raddoppiato, per accelerare la crisi che già divide il centrodestra. Penso che il progetto politico emerso dall'assemblea nazionale di Varese, con le proposte su fisco e merito, autonomie locali e federalismo, Pmi e crisi economica, ci consenta di proporre, anche in Veneto, un messaggio politico credibile. Il centrodestra aveva promesso più sviluppo, innovazione, riforme e meno tasse, meno centralismo, meno risse politiche. Oggi è nei fatti il tradimento di questi impegni. A noi, spetta il compito di indicare l'alternativa: un fisco che premia il lavoro anziché le rendite, un federalismo che difende i comuni, anziché soffocarli, una scelta a favore dell'innovazione e della scuola, una politica dell'immigrazione vigile, ma non ottusa, una legge elettorale che rimette la scelta nelle mani dei cittadini. Ed è su questo che il Pd si mobiliterà in tutto il Veneto dalle prossime settimane".
-------------------------------------------------------
Questa la lettera di dimissioni di Andrea Causin:
Lascio la Vice Segreteria del PD Veneto ma il mio impegno per il partito continua
E' trascorso un anno esatto dal congresso regionale.
Nell'ottobre dell'anno scorso ho compiuto una scelta di responsabilità.
Pur non essendo in presenza di un risultato netto di alcuno dei contendenti, ho ritenuto che l'indicazione di voto dell'assemblea regionale dovesse andare a Rosanna Filippin, in quanto anche se non aveva superato il 50% dei consensi degli elettori delle primarie, aveva comunque raccolto una indicazione prevalente armonicamente all'andamento della mozione Bersani a cui era collegata la sua candidatura.
Oggi, a distanza di un anno, sento la responsabilità di scrivere questa lettera perché in tutta evidenza il nostro partito è privo da tempo di iniziativa politica.
Non ha offerto, a quella che oramai definisco la secessione dei nostri elettori, né risposte di carattere politico, tantomeno ha saputo dotarsi di un assetto efficace sul piano organizzativo.
Il segno della crisi è nei numeri. Non tanto nelle percentuali, quanto nei valori assoluti.
Alle politiche 2008, 812.406 veneti hanno votato Partito Democratico.
Alle regionali 2010 hanno votato il nostro partito solo 456.309 veneti, su una popolazione di quasi 5 milioni.
Il risultato delle regionali, non solo offre un'idea del fatto che abbiamo perso in soli 2 anni quasi metà del nostro corpo elettorale, ma delinea una prospettiva di progressiva residualità che mette a rischio le poche situazioni di governo che ancora deteniamo, grazie alle personalità forti che abbiamo messo in campo.
Do merito a Rosanna di avere condiviso e raccolto la mia preoccupazione prima dell'estate.
Anche in relazione alla difficoltà del conseguimento del numero legale degli organismi assembleari (direzione e assemblea) e alla prolungata e mancata convocazione dell'esecutivo regionale.
Dopo l'estate ci sono state due riunioni di quello che è stato definito "l'ufficio politico", un organismo extrastatutario dei maggiorenti veneti del Partito Democratico, in particolare deputati, amministratori e consiglieri regionali.
L'ufficio politico ha condiviso, nelle due riunioni, la difficoltà in cui versa il partito, soprattutto in relazione all'assenza di iniziativa politica, nel momento in cui il centro destra sta rappresentando all'opinione pubblica le proprie divisioni, contraddizioni e fragilità.
Il gruppo dirigente del PD Veneto, a mio avviso, non ha svolto un'analisi onesta delle ragioni per cui non siamo, in questi mesi, riusciti a radicare la nostra proposta politica.
Ha genericamente dichiarato chiusa e archiviata la fase del congresso e delle mozioni che ci hanno consentito di costruirlo e ha affidato le proprie speranze a quella che è stata definita la "fase 2", attraverso una generica volontà di fare meglio e di impegnarsi di più.
Se qualcuno, per ragioni elettorali, di convenienza o peggio per superficialità, preferisce la conservazione dello status quo e la nobile arte del tirare a campare, io credo invece che non possiamo far finta di non vedere le difficoltà in cui versano i nostri circoli, le fatiche dei nostri amministratori locali, al fronte nei piccoli comuni, e la difficoltà drammatica che abbiamo di rappresentare la società Veneta, nelle sue sfaccettature e nelle sue rapide evoluzioni.
Eppure i temi non mancherebbero.
La lunga decrescita economica che sta vivendo la nostra regione dall'ottobre del 2007, sta cambiando radicalmente i legami economici e sociali del nostro territorio.
C'è la necessità che la politica torni a occuparsi delle politiche per lo sviluppo, quelle che il Presidente della Repubblica in visita a Venezia, ha avuto l'ardire di chiamare politiche industriali.
E congiuntamente è necessario ripensare il lavoro e l'insieme dei diritti delle persone che lavorano.
Abbiamo bisogno di trovare coraggio e affrontare con decisione e parole nuove la riorganizzazione del sistema sanitario, ma anche le relazioni nelle nostre comunità, che sono segnate sempre di più dall'incontro con i migranti. Un incontro che è foriero di novità ma anche di tragiche contraddizioni se solamente si pensa alle vicende di violenza che hanno coinvolto donne di famiglie islamiche.
C'è l'urgenza di tornare a battersi per l'autonomia dei corpi intermedi, in modo particolare della finanza, soprattutto dopo gli attacchi vergognosi del presidente della Regione alla fondazione Cassamarca e del sindaco di Verona alla fondazione Cariverona.
Personalmente ho accettato, nell'estate scorsa, la candidatura alla segreteria regionale perché ho creduto, e credo, in un PD capace di riformare la politica Italiana, ripensando il ruolo delle istituzioni nel tempo della globalizzazione e della crisi.
Un partito plurale, aperto, radicato nella società.
Capace di chiamare all'impegno le donne e gli uomini migliori della nostra terra.
Ho sognato un partito capace di essere luogo di confronto e di ideazione di una prospettiva nuova per l'economia e per la società del Veneto.
In questi mesi, mentre maturava in me la consapevolezza della distanza tra il PD in Veneto e la società che si candida a rappresentare, ho scelto responsabilmente di stare al mio posto, nella fiducia che il tempo offrisse le condizioni di una inversione di tendenza.
Negli ultimi tempi mi sono assunto, negli organismi, il compito sgradito ai più di porre il problema, soprattutto in relazione alla necessità di comprendere dove abbiamo sbagliato e all'urgenza di tornare a "pensare" i contenuti e i modi della nostra presenza politica.
Oggi credo che essere responsabili significa non tacere e non fingere che tutto va bene, non rinunciare al dibattito, al confronto.
E' necessario mettersi in discussione e dal momento che il gruppo dirigente veneto non ha intenzione di farlo, comincio dalla mia persona.
Con la presente mi dimetto da vice segretario del partito Democratico Veneto.
Le mie dimissioni non sono una rinuncia, bensì una scelta di proseguire in piena libertà, quell'iniziativa politica di cui c'è tanto bisogno e che per essere svolta non ha bisogno di ruoli e riconoscimenti.
Spero che questo gesto forte, e per certi versi sofferto, possa aprire una discussione vera nel PD del Veneto, che consenta di trovare delle soluzioni vere prima che sia troppo tardi.
20.9.10
Il "manifesto" veltroniano dei 75: un'interpretazione dagli aderenti del veneziano
Gentile Direttore, ci sono alcuni punti sui quali vorremmo riflettere a margine del documento che con molti altri amici abbiamo offerto alla discussione dentro il PD.
Il primo punto è legato alla situazione generale del Paese.
Da qui è nata la seconda considerazione di molti di noi, che vedendo una discussione troppo ripiegata sul tatticismo e visti i risultati negativi contribuisse a dare una visione al PD e con esso al Paese. Queste cose le abbiamo dette peraltro sempre in questi 3 anni di vita del PD, alla cui nascita quale abbiamo contribuito assieme a moltissimi altri con passione credendo ad un progetto capace di dare risposte nuove e più adeguate ad un Paese che nel frattempo è profondamente cambiato. Pensare al lavoro come un diritto da garantire attraverso un sano sviluppo del sistema economico, a relazioni sindacali moderne e più adeguate ai tempi di una globalizzazione selvaggia che mette in crisi il nostro sistema fatto di piccole e medie imprese, pensare ai cosiddetti piccoli che, specie qui al Nord sono un asse fondamentale della nostra economia, ai quali un Partito come il nostro deve garantire non solo a parole ma nei fatti diritti e dignità vera. Il tutto constatando una drammatica flessione nelle iscrizioni al Partito in molte parti del Paese, l’uscita di molti autorevoli dirigenti (salutata troppo spesso di espressione di sollievo) ci hanno convinto che fosse necessario contribuire al dibattito interno riproponendo concetti e proposte che stanno nel dna fondativo del PD.
E qui arriva la terza e ultima (amara) riflessione. Siamo stati blanditi in alcuni casi minacciati in altri a non firmare il documento in nome di una unità di facciata che, di fronte alla crisi della destra secondo qualcuno, veniva messa in discussione. Qualcuno altro ha parlato di posizionamenti in vista del mercato delle candidature per le eventuali prossime elezioni politiche. Il solo fatto di derubricare un documento di idee ad un bega di posti e di potere la dice lunga sulla comprensione e sulla capacità di un partito di confrontarsi con la ricchezza del dibattito e delle originalità al suo interno. Spiace che sia scattato un riflesso quasi pavloviano che spinge autorevoli esponenti e a parlare di autogol e di regalo alla destra e ad alimentare l’idea di gente in cerca di spaccare il PD. Il regalo alla destra lo si fa non offrendo al Paese un’alternativa spendibile e lasciando i disoccupati, il mondo della scuola, il sistema economico senza un punto di approdo cui affidarsi.Nessuno di noi ha firmato quel documento contro qualcuno. Scrive Letizia De Torre, Parlamentare del PD che non ha firmato il documento ma che ne ha evidentemente colto il vero significato “Il contenuto del documento deve essere discusso e la chiarezza che si deve fare deve aumentare l’unità, non l'unitarismo, ma l’unità nella diversità degli apporti che è il massimo dell’espressione democratica”. Con questo spirito vorremmo che si aprisse dentro il PD e con il Paese il confronto sulle cose che dice il documento: saremo tutti più forti.
L’alternativa per il PD è il rischio dell’ insignificanza dentro la società e sicuramente condannare il Paese a pagare il prezzo delle politiche di questo Governo.
Rodolfo Viola
Andrea Causin
5.7.10
Rosanna Filippin: il punto sul PD Veneto
Filippin, una scossa al Pd «Fuori chi non ci crede Zaia? Per ora solo parole»
VENEZIA. Meno partito e più politica. Da condividere con i cittadini. Il segretario regionale del Pd Rosanna Filippin dà la scossa ai democratici. Perché già è difficile guidare un partito all’angolo, figuriamoci se si ha il dubbio che a spingercelo sia parte della propria classe dirigente. L’appuntamento è alle feste estive del Pd, lunga estate di confronto che sfocerà nei congressi d’autunno.
Qual è lo stato di salute del partito?
«Abbiamo subito una sconfitta pesante, ma non siamo definitivamente sconfitti. Sono convinta della bontà della nostra proposta politica, dobbiamo solo liberarci dei difetti che ci portiamo dietro».
Che sono?
«Guardarci troppo indietro, capire che il messaggio riformista significa cambiare le cose adesso. Ed essere più netti, semplici e chiari nelle scelte».
Nelle ultime settimane Causin, (mozione Franceschini) le ha manifestato il suo dissenso rispetto alle dinamiche interne. Cosa ne pensa?
«Sabato sera sono stata alla festa democratica di Cadoneghe, una rassegna che calamita 10 mila persone in una settimana. E ho constatato, ancora una volta, come le dispute interne non interessino ai veneti. Partendo dal presupposto che né io, Causin o Casson siamo indispensabili, ribadisco che i conflitti interni mi interessano poco. Il partito è uno strumento, non l’obiettivo. Non è dei dirigenti, è di chi lo vive sul territorio ed è nostro dovere consentire al partito di andare avanti».
Ma non crede che gli attriti paralizzino l’attività?
«E’ mio compito evitarlo. Bisogna tuttavia sottolineare che abbiamo una forma di partito molto complessa: ci abbiamo messo quasi sei mesi a fare un segretario. Va da sé che i momenti di stanchezza siano fisiologici. Per questo bisogna pensare a forme organizzative diverse».
Nella sua conduzione si è parlato anche di «eccesso di democrazia».
«Ripeto: il partito si è dotato di strumenti molto faticosi, di assemblee troppo numerose per una realtà in cui quasi nessuno vive di politica. Bisognerebbe trovare un registro più facile, semplificando le regole e snellendo gli organismi. Oltre a costruire una rete più orizzontale sul territorio».
A proposito: è vero che i tesseramenti sono in caduta libera?
«Non mi risulta che gli altri partiti viaggino a livelli altissimi. Le iscrizioni sono aperte fino al congresso: al momento ha votato solo Vicenza, con il rinnovo dell’80% delle tessere. E’ vero, c’è una flessione, ma i conti si fanno alla fine. E, a questo punto, dipende tutto dalla nostra capacità di essere significativi sul territorio. Ci aspetta un’estate con decine di feste. E questo non significa solo liscio e salsicce, ma anche confronto. Per questo non sono preoccupata. Voglio che il Pd si riprenda il suo ruolo ed orgoglio e smetta di sentirsi all’angolo. Dobbiamo parlare di politica: tasse, federalismo, crisi, università. E’ così che si esce dall’angolo».
I congressi sono anche un momento importante per ipotecare poltrone.
«Bersani l’ha promesso: i prossimi parlamentari saranno scelti dagli iscritti attraverso le primarie. Non sono così ingenua da credere che i segretari non avranno voce in capitolo, ma ci sarà ampia condivisione».
Anche l’indicazione dell’ex consigliere Marchese, come prossimo responsabile organizzativo, ha suscitato polemiche.
«Al momento, il responsabile resta al suo posto. Se si rivelerà necessario cambiare i ruoli per migliorare organizzazione ed efficacia, lo faremo. Ma sia chiaro: non dobbiamo piazzare trombati illustri. Non stiamo parlando di cariche retribuite. Marchese ha una grande preparazione e si è messo a disposizione del partito. E non vorrei rinunciare ad elementi come lui o Causin».
Proprio Causin sostiene che qualcuno tra i suoi, ovvero i bersaniani, starebbe cercando deliberatamente di indebolirla.
«Ripeto: la priorità che mi sono data è portare il partito su temi concreti. Il resto non mi interessa».
Solo che non può farlo da sola.
«Mi assumo le mie responsabilità e mi aspetto che chi ha ricevuto determinati incarichi faccia altrettanto. Altrimenti si cambia. Se qualcuno non è a suo agio e pensa che le cose non funzionino, può andarsene. Nelle prossime settimane, o mesi, se qualcuno sentirà di non condividere più il progetto, sarà gentilmente invitato a ricoprire un altro ruolo. La condizione che pongo io è di avere un gruppo coeso e coerente».
Crede che ci sia ancora spazio di manovra per migliorare la finanziaria?
«Bisognerebbe buttarla e riscriverla. Non sono così ottimista, nemmeno per il federalismo. Il nostro obiettivo sarà quello di applicare ad ogni atto un sistema di equità e merito».
Tra poco scadono i primi 100 giorni di governo di Zaia. Cosa ne pensa?
«Che il Veneto avesse bisogno di una scossa era evidente a tutti. Per molto tempo la crisi è rimasta ovattata, con l’idea che il nostro sistema economico fosse più forte. Ma non è così: un’indagine dell’Ipsos ci conferma che anche qui sta crescendo il pessimismo. E l’immagine di competenza, efficienza ed ottimismo che ci ha regalato Zaia in campagna elettorale, vive solo nelle parole». - Simonetta Zanetti
1.7.10
Al PD regionale manca il numero legale (in Direzione ed Assemblea): i riflessi sui congressi
Causin: «Nel Pd c è un gioco per indebolire partito e segretario»
VENEZIA. Si acutizzano i mal di pancia nel Pd. Ieri, il vice segretario regionale Andrea Causin (franceschiniano) ha scritto una lettera aperta ai democratici del Veneto dopo la diserzione della sua mozione dall’assemblea regionale di sabato scorso.
«Qualcuno, non io, ha fatto scientemente saltare il numero legale di due direzioni, mettendo in difficoltà la segretaria e l’esecutivo» spiega. Conti alla mano, Causin spiega come questa strategia non sia imputabile alla mozione Franceschini dato che bersaniani e mariniani, compatti, avrebbero potuto garantire da soli il numero legale. «Appare evidente che esiste un gioco per indebolire il livello regionale e mettere in difficoltà il segretario e ho ritenuto fosse il mio dovere formalizzare l’esistenza di un problema latente che ci impedisce di iniziare il lavoro di strutturazione necessario a svolgere bene il nostro ruolo di opposizione. Qualcuno che pensa che lo scopo della vita sia governare il partito e non il Paese».
-----------------------
la Nuova Venezia — 27 giugno 2010
Tessere in fuga e scontri bufera sul congresso Pd
Nell’attesa, abbiamo la Rosanna alle prese con i mal di pancia del Pd. L’epicentro delle contorsioni è Venezia, dove la componente ex Ds dell’area Bersani (prendete la mappa per seguire la spiegazione, altrimenti vi perdete) ha dato vita al caso Marchese. Si dà per certo che l’ex consigliere regionale punti a succedere a Pierangelo Molena nella carica di responsabile organizzativo del partito. Sarebbe a dire l’uomo che tiene tutti i collegamenti verticali e orizzontali del Pd veneto, con Roma e con le province. Andrea Causin della componente Franceschini (occhio alla mappa) ha scritto una lettera alla Rosanna, spiegando di non essere d’accordo «né sul metodo né sul merito». La pensano allo stesso modo quelli della componente Marino e perfino una parte dell’area Bersani, precisamente quelli di provenienza non Ds.
Il «caso Marchese» è la punta di un icerberg: la parte sommersa riguarda i congressi provinciali in itinere. Si vorrebbe far partecipare tutti gli iscritti, non solo quelli che frequentavano il Pd al 21 luglio 2009 (!). Per quanto strano possa sembrare, il partito che voleva dare agli elettori la stessa dignità degli iscritti, ha una norma anti-ribaltone che vieta il tesseramento massiccio sotto congresso. Lo scopo è evitare le degenerazioni, rischio peraltro congenito in tutte le democrazie. A meno di non fare il “partito leggero” di Berlusconi, così si rischia solo di finire nel cesarismo. Se vi piace di più. Peraltro la Lega fa votare i propri iscritti dopo una quarantena di 2 anni. Il Pd veneto, per ammettere ai congressi i tesserati 2010, dovrebbe dare l’ok con una maggioranza di due terzi in direzione regionale. E’ qui che la componente Bersani sta facendo mancare il numero legale alla Rosanna (che peraltro è di area Bersani!).
E ieri Causin ha restituito la pariglia nell’assemblea regionale. Stretta nella morsa, la Filippin dice basta: d’ora in avanti - parlava dal microfono - tutte le decisioni, comprese le nomine, dovranno essere prese con l’accordo delle tre componenti. Per quanto priva di numero legale, l’assemblea regionale del Pd si cimentava attorno ad una ponderosa ricerca Ipsos, piena di riferimenti Veneto-Italia utili a capire un sacco di cose sul comportamento elettorale dei veneti.
Per tacere delle valutazioni sui temi più scottanti, che si potevano raccogliere in sala. Laura Puppato, una per tutti: «La nomina a ministro di Brancher è un insulto al buon senso, se n’è reso conto anche l’uomo della strada. La gente è arrabbiata. Un trattamento da sudditi. In un paese normale uno prenderebbe il bastone per spiegare a chi governa che deve andarsene».
8.6.10
«Portatori sani di cultura»: il PD veneziano contro i tagli al FUS
Pd, si ribella la cultura dimezzata dal governo
«Portatori sani di cultura». Questo lo slogan scelto dal Partito Democratico per la giornata di mobilitazione nazionale di ieri contro i tagli al Fondo unico per lo spettacolo e al decreto Bondi sulle fondazioni lirico-sinfoniche. Il partito annuncia la prossima organizzazione di presidi pubblici all’esterno dei luoghi della cultura cittadini, dai teatri alla Fenice.
12.5.10
Il PD contro i tagli regionali al tempo pieno
VENEZIA. Nel prossimo anno scolastico quasi 8000 bambini degli istituti primari saranno esclusi dal tempo pieno. La denuncia arriva dal consigliere regionale del Pd Andrea Causin che ha annunciato un’interrogazione alla Giunta: «Si tratta di una riduzione che colpisce 378 classi - sottolinea il consigliere - ma anche sul fronte del tempo prolungato arrivano pessime notizie: la circolare dell’Ufficio scolastico regionale del 13 aprile scorso annuncia infatti che sarà difficile, per carenza di organico, garantire il servizio a tutte le famiglie che ne hanno fatto richiesta. Il problema è che molti genitori verranno contattati solo nei prossimi giorni».
La Nuova Venezia 12 maggio 2010
Donazzan: «Il tempo pieno aumenta»
VENEZIA. L’assessore regionale all’Istruzione Elena Donazzan giudica «strumentale» la polemica sul tempo pieno nella scuola lanciata dai consiglieri del Pd Andrea Causin e Laura Puppato. «La Regione, in collaborazione con l’Ufficio scolastico regionale - afferma - sta lavorando da anni per far sì che i tagli siano minimi».
Secondo l’assessore, gli alunni in più che possono usufruire del tempo pieno, rispetto allo scorso anno, «sono 2609 e le relative classi in più a tempo pieno sono ben 113: nel 2010/2011 ci saranno 2064 classi a fronte delle 1951 attuali». Questo significa, in termini percentuali, un incremento dell’1,16%: nel 2010/2011 ci sarà il 18,09% di classi a tempo pieno, a fronte dell’attuale 16,93%» conclude Donazzan.
«Quest’anno come nei precedenti anni, si accusa una pesante riduzione delle cattedre disponibili per la scuola primaria, ma così non è per il Veneto dove, rispetto al contingente assegnato dal Miur siamo riusciti ad ottenere 76 cattedre in più, passando da un taglio di 728 cattedre a 652.
Ribatte a sua volta il consigliere del Pd Andrea Causin: «Prendiamo atto che la Regione offrirà, forse, qualche tempo pieno in più. Quello che però l’assessore non dice, e che noi chiediamo di sapere, è quante classi restano scoperte e quante sono le domande, e quindi gli alunni, in più che non trovano una risposta soddisfacente».
31.3.10
Elezioni regionali: vince Zaia, ecco i consiglieri regionali eletti nel veneziano
I dieci veneziani eletti in Consiglio
VENEZIA. Nella notte di lunedì, gli ultimi voti in arrivo da Chioggia hanno nominato l’ex assessore Renato Chisso recordman di preferenze (21.898) e regalato al Pdl il suo terzo consigliere regionale, con un successo personale di Carlo Alberto Tesserin. A farne le spese è stata la Lega Nord, che a Venezia ha conquistato così solo due consiglieri regionali, per una manciata di voti. Gli elettori di Chioggia hanno riportato a Palazzo Ferro Fini anche Lucio Tiozzo, tra le fila del Partito democratico, lasciando fuori dal Consiglio Gianpietro Marchese.
16.11.09
Rosanna Filippin è il nuovo segretario del PD Veneto, vice Andrea Causin
la Nuova di Venezia — 16 novembre 2009
Filippin segretario di un partito in guerra
PADOVA. Eletta per acclamazione ma con tanti mugugni. Non sarà facile per Rosanna Filippin guidare il Pd Veneto. E il congresso di ieri a Padova mostra un partito diviso a 130 giorni dalle regionali. Il vero vincitore? Felice Casson, acclamato (lui sì) presidente dell’assemblea regionale e leader dell’ormai unica mozione di minoranza. Quella di Franceschini infatti è andata in mille pezzi.
Scena finale. L’ultimo atto del congresso del Pd, dopo le primarie del 25 ottobre, si è consumato attorno alle 13 di ieri mattina. Dopo che il candidato dei «franceschiniani» Andrea Causin aveva, nella sua relazione, invitato a votare per la rivale Filippin. Il presidente dell’assemblea, Felice Casson, gli chiede se quella frase va intesa come il ritiro dal ballottaggio (ritiro che era stato annunciato il giorno dopo le primarie e poi clamorosamente smentito). Lui annuisce. Casson allora si appresta a proclamare eletta, senza bisogno di votazioni, la Filippin: «Se nessuno ha obiezioni» dice. Il colpo di scena, come in un matrimonio, è che alcuni delegati di Rovigo si sbracciano in sala.
«Per un motivo di chiarezza e trasparenza ritengo utile per il partito che si voti - spiega il segretario rodigino Gabriele Frigato - Io personalmente voterò la Filippin». «Ma cosa dobbiamo votare - interviene Roberto Ongaro, esponente della mozione Marino - se il candidato è uno solo?». Casson, da buon ex magistrato, sentenzia per l’acclamazione. Ma una parte della sala mugugna. «Il mio segnale di unità è nominare Andrea Causin vicesegretario. E non è una spartizione di poltrone» dichiara la neo-segretario, che stavolta però è apertamente contestata dalla sala.
Il retroscena. Dietro il caso di un’acclamazione «farsa» ci sono giorni di trattative e riunioni. E la spaccatura della mozione Franceschini. Frigato infatti era il vice designato in caso di soluzione unitaria, scalzato all’ultimo momento dalla «rentrée» di Causin. E’ un’intera provincia, dunque, quella di Rovigo, a sentirsi «tradita». Il vero vincitore morale del congresso resta Felice Casson, i cui uomini adesso potranno reclamare candidature e posti all’interno del partito, mentre prima erano assolutamente emarginati. Il futuro esecutivo quindi sarà composto da 7 «bersaniani», 4 «franceschiniani» e 3 esponenti della mozione Marino. Più la segretaria Filippin.
Lo sfidante in 30 giorni. «Il candidato governatore? Lo sceglieremo al massimo in 30 giorni e sarà legittimato dalle primarie. Dobbiamo guardare anche all’Udc - ha spiegato Rosanna Filippin nel suo discorso - Così come costruiremo liste competitive per le regionali: i nomi saranno scelti con larghe consultazioni tra gli iscritti». Altro punto delicato all’interno del partito è la distribuzione delle risorse: «Mi impegno a far sì che il 50% dei soldi del partito regionale sarà restituito alle attività dei circoli e delle strutture provinciali».
3.10.09
Andrea Causin: per le primarie a segretario regionale la partita è aperta
Il Gazzettino Sabato 3 Ottobre 2009
(a.fr.)
1.9.09
Scaramuzza, Causin, Tiozzo, Zoggia, Stradiotto e Murer a Mirano per le dimissioni di Semenzato
MIRANO. Da un lato i militanti del Pd che scandiscono lo slogan «ver-go-gna-ver-go-gna», dall’altro il sindaco Roberto Cappelletto che, uscendo dal municipio, si prende per alcuni minuti il palco della protesta: «Voi vi dovete vergognare, che state strumentalizzando questa faccenda». Tutt’intorno i clienti del mercato settimanale di Mirano. Passano, guardano, si informano.
1.8.09
PD Veneto: Rosanna Filippin Andrea Causin e Felice Casson a proporsi come eredi di Paolo Giaretta
Renzo Mazzaro
Rosanna Filippin, 46 anni, avvocato di Bassano del Grappa, da due anni coordinatore del Pd vicentino, da una trentina di giorni assessore comunale all’urbanistica in una giunta con un sindaco dell’Udc. Formatasi nell’associazionismo cattolico, è stata presidente della Azione Cattolica. Nel 1995 è stata eletta consigliere comunale per il Ppi, di cui è stata anche capogruppo. Dal 1999 al 2001 ha partecipato alla costruzione di «Insieme per il Veneto».
Felice Casson, 56 anni, senatore, è candidato alla segreteria regionale del Pd per la mozione di Ignazio Marino. Casson è nato a Chioggia il 5 agosto 1953. Si è laureato in giurisprudenza a Padova, ha lavorato in magistratura, è stato pm di inchieste molto note. Ha lasciato la magistratura nel 2005. Alle elezioni politiche del 2006 è stato eletto in Senato, come indipendente, tra le fila dei Ds. Attualmente è senatore della repubblica nel gruppo del Pd.
Andrea Causin, 36 anni, consigliere regionale, candidato per la mozione di Dario Franceschini. Sposato, un figlio, vive a Martellago. E’ entrato in Regione nel 2005, si occupa in particolare di temi legati al welfare, alle politiche del lavoro e alle attività produttive. Nel novembre 2007 è stato chiamato da Veltroni a far parte dell’esecutivo nazionale del Pd, dal quale è poi uscito. Dal 1999 al 2002 era stato segretario nazionale dei giovani delle Acli.
17.7.09
Andrea Causin: con Dario Franceschini, l'appello
Al tempo stesso abbiamo constatato come quel consenso non fosse una cambiale firmata in bianco, ma una fiducia da riconquistare e alimentare di giorno in giorno.
Per farlo serve un partito che sia al servizio dell'Italia e degli italiani, di tutti gli italiani. L’esatto contrario, cioè, della politica di divisione sociale e di difesa del corporativismo che porta avanti il governo Berlusconi.
L’Italia ha bisogno di uno sviluppo economico nuovo, che faccia crescere tutto il paese senza giocare sulle sue divisioni. Ha bisogno di mobilità sociale e di un sistema di welfare inclusivo, capace di rispondere e tutelare le nuove fasce di povertà e di insicurezza, a partire da quella del lavoro precario.
L’Italia ha bisogno di scelte lungimiranti. Come, di fronte alla crisi economica, Obama in America ha proposto un’idea nuova di sviluppo che fa leva sulla green economy, sul futuro e la solidarietà nazionale, così in Italia il Partito Democratico deve mettere in campo una visione coraggiosa e nuova della società: aperta, giusta, libera, solidale.
Perché questa visione sia credibile, serve coerenza nei comportamenti e nell’azione di governo e amministrazione della cosa pubblica. Solo con la coerenza tra le parole che diciamo ed i comportamenti che mettiamo in atto, riusciremo ad aggregare tutti quegli italiani che sono già in campo, in prima persona, a partite da quelli che – spesso in solitudine - in questi mesi si sono opposti alle disastrose politiche del governo. Dal mondo della scuola ai pensionati, dai dipendenti alle piccole e medie imprese, c’è un’Italia che ha bisogno di risposte, che ci chiede e vuole costruire nuove risposte.
Per fare tutto questo, per vincere la
Ma soprattutto il PD deve darsi una nuova identità, una nuova appartenenza che superi le vecchie. Ci sarà un partito strutturato e radicato, solo quando il PD smetterà di essere un partito di ex, ma avrà costruito una nuova compiuta identità democratica. Quando arriveremo ad essere tutti, semplicemente, democratici.
Due anni fa abbiamo iniziato un cammino collettivo che ha dato vita al primo grande partito di questo secolo. A noi stessi e all’Italia abbiamo promesso una nuova stagione. Oggi, e' Dario Franceschini ad incarnare questa idea.
In questi pochi, difficili mesi alla guida del partito, e' stato capace di dare unità al partito, di usare parole chiare e compiere scelte nette e coraggiose. Dovrà continuare a farlo, dovremo aiutarlo a continuare a farlo, con determinazione e coerenza.
Vinicio Peluffo, Federica Mogherini, Andrea Causin, Francesco Ori, Luca Rizzo Nervo, Giorgia Beltramme, Andrea Catena, Stefano Fancelli, Pierluigi Regoli, Fabio Santoro
16.7.09
Andrea Causin: manifesto dei trentenni per Dario Franceschini
La nostra sfida è avvicinare alla politica chi è distante, i tanti nostri coetanei che la percepiscono come qualcosa di inconcludente da cui stare alla larga.