24.7.10
1.3.10
17.2.10
Regionali 2010: Giuseppe Bortolussi punta sui giovani
la Nuova di Venezia — 17 febbraio 2010
Il centrosinistra punta sugli under 30
PADOVA. Un listino di giovanissimi, tutti under 30, rappresentanti del «nuovo mondo», dai cervelli potenzialmente in fuga ai precari. E’ questo uno dei - pochi - punti fermi messi ieri sera al tavolo del centrosinistra, guidato da Marta Meo (nella foto) responsabile del programma per il Pd.
Su richiesta esplicita di Giuseppe Bortolussi (che proprio nel vortice elettorale aveva in programma un incontro con i comitati dei giovani sostenitori) i partiti si sono impegnati a indicare alcuni rappresentanti del «fermento» della nuova generazione, da cui verranno selezionati undici nomi. Si tratterà quindi per lo più di «brillanti sconosciuti», senza tessere di partito in tasca, esponenti di volontariato, imprenditoria innovativa, amministrazione locale, ma anche ricercatori e operai (scelta quest’ultima per cui si candida la sinistra). Un modo per dare un segnale forte di apertura e sensibilità nei confronti dei giovani e di rottura nei confronti di una «politica palesemente gerontocratica».
Intanto, sul fronte del programma, la coalizione si è presa ancora qualche giorno nel tentativo ultimo di limare gli «spigoli» che caratterizzano le sensibilità dei singoli partiti. Riconosciuta la diversità delle sette liste che appoggeranno Bortolussi, il tavolo ha deciso infine di provare a fare sintesi sui temi in comune individuando in scuola, sanità, lavoro, trasporti ed ambiente i punti su cui costruire il programma che consenta al candidato presidente di rappresentare la coalizione in maniera unitaria. Bocciato all’unanimità il nucleare, il tavolo ha stabilito che argomenti importanti come le infrastrutture verranno affrontati con un percorso partecipativo dei cittadini.
31.1.10
Regione Veneto: Rosanna Filippin lancia il ticket Bortolussi-Puppato
la Nuova di Venezia — 31 gennaio 2010
Filippin benedice il ticket Bortolussi-Puppato
Intanto, sempre sul fronte delle candidature, si fa largo la prospettiva di schierare alcuni dei sindaci, volto del Pd vincente, nel listino del presidente, per dare credibilità ad una campagna che - spiegano gli addetti ai lavori - non vuole essere solo di testimonianza. Con il recupero del sindaco di Montebelluna in zona Cesarini, si chiude così una pagina non troppo brillante per i Democratici.
«Si tratta di una proposta - spiega la Filippin - che io stessa ho rivolto a Laura Puppato all’inizio della settimana. Da un lato, il Pd ha indicato, con Bortolussi, un candidato credibile, capace di parlare ai veneti delle scelte che servono per il futuro della nostra terra con le armi della concretezza. Dall’altro, Laura Puppato aggiunge alla proposta politica del Pd il valore della sua esperienza: un’amministratrice competente e una rappresentante di quel partito capace di vincere anche nel Nord a guida leghista».
Resta ora da chiarire il valore che la coalizione vorrà attribuire al «ticket». Sebbene una stessa candidatura sia presentabile in un massimo di tre liste, appare assai improbabile che il nome di Laura Puppato possa essere replicato fuori Treviso, dove il sindaco ha il suo bacino elettorale più significativo. Una scelta del genere, infatti, contribuirebbe a spezzare gli equilibri recentemente raggiunti, laddove Puppato dovesse scegliere di «sfilare» la poltrona al collega di un’altra provincia per garantire un posto in più ad un candidato della Marca. «Ho dato la mia disponibilità alla candidatura per le regionali, intanto nella provincia di Treviso» sostiene dal canto suo il sindaco di Montebelluna «Ho avuto molte sollecitazioni a presentarmi come capolista in Consiglio regionale come traino di un Pd che nel Veneto possa procedere ad un cambiamento di rotta e che veda posto per gli aspetti del lavoro e per quelli di carattere energetico che sono da sempre i miei cavalli di battaglia».
Tra i sostenitori del tandem, oltre a Bersani, anche il responsabile degli enti locali del Pd: «E’ giusto riconoscere a Puppato un ruolo, per come ha lavorato in questi anni - sostiene Davide Zoggia - quanto alla possibilità di spendere il suo nome in più province, deciderà il partito. Per quanto mi riguarda, credo che ogni territorio abbia le proprie dinamiche ed i suoi rappresentanti, e io sono perché ciascuno svolga il suo ruolo».
Invita Puppato ad una scelta di responsabilità, invece, Gino Zardini, dell’esecutivo del Pd che aggiunge «Il segretario nazionale lasci al partito provinciale piena autonomia nel rispetto dello statuto e del codice etico che vietano candidature multiple». Intanto, l’area Marino della provincia di Venezia punta sulle donne: «Sosterremo la candidatura di Marta Meo nel collegio di Venezia e di Laura Puppato a Treviso» annunciano.
26.1.10
Veneto: al via la sfida di Giuseppe Bortolussi
Lettera aperta agli iscritti del Pd
le prossime elezioni regionali rappresentano una sfida decisiva. Decisiva perché si chiude un ciclo politico, quello che per quindici anni è stato segnato da Giancarlo Galan. E decisiva perché, per la prima volta, la Lega si candida alla guida della nostra regione.
Il Veneto è di fronte a un bivio radicale. Da cui dipende il suo futuro. La scelta è tra un Veneto chiuso, egoista e impaurito, come quello della Lega Nord, e un Veneto aperto, unito e coraggioso, come quello che proponiamo noi. L’identità del Veneto si basa da sempre su alcuni valori chiari: il lavoro, l’autonomia, la solidarietà, l’amore per la concretezza e l’innovazione. Il Partito Democratico, per costruire un’alternativa forte e chiara alla Lega Nord, deve imparare dalla storia della nostra terra. E avere lo stesso coraggio e la stessa determinazione che i veneti hanno dimostrato in passato di fronte alle sfide.
All’indomani delle primarie del 25 ottobre, il Partito Democratico si è dato due obiettivi. Confermare l’alleanza con i partiti che in questi anni hanno condiviso con noi l’opposizione al centrodestra. Ma allo stesso tempo allargare i confini di questo campo, per coinvolgere nella sfida alla Lega tutte le forze che non ne condividono il progetto. Con l’Udc ho avviato, su indicazione dell’assemblea regionale, un dialogo aperto, che però non ha dato frutti. Nella scelta dell’Udc, alla fine, hanno prevalso i calcoli delle convenienze individuali. La scelta della corsa solitaria condanna l’Udc all’irrilevanza. Perché di fronte al pericolo di un Veneto a trazione leghista, non ci sono terze vie da percorrere. O si sta con la Lega, o si costruisce un’alternativa al suo progetto.
Da oggi un’alternativa c’è. È quella che il Partito Democratico, insieme ai suoi alleati, ha scelto di mettere in campo, candidando Giuseppe Bortolussi: il rappresentante di un Veneto autentico, quello del lavoro e dell’impresa. Un Veneto che parla il linguaggio dei fatti, non quello delle promesse e dei falsi allarmi. Un Veneto che guarda al futuro con coraggio, senza paura. Il Partito Democratico ha scelto tra due candidature di grande valore: quella di Laura Puppato, donna e amministratrice di valore, che resta una risorsa preziosa per la nostra battaglia contro la Lega Nord. E quella di Giuseppe Bortolussi, un grande conoscitore dell’economia veneta, Assessore nel Comune di Venezia accanto al sindaco Cacciari. Giuseppe Bortolussi è una figura indipendente, ma da sempre vicino al centrosinistra. La sua concretezza e la sua autonomia ne fanno un candidato autorevole, battagliero, preparato e profondamente in sintonia con il Veneto e i veneti.
Il centrodestra veneto ha subito il baratto romano tra Bossi e Berlusconi. La nostra scelta, invece, è stata affidata al voto. È stato giusto che fosse così.
Adesso tocca a noi. Questo è il momento di parlare ai veneti, questo è il momento di spiegare la posta in gioco, questo, soprattutto, è il momento di coinvolgere le donne e gli uomini di questa nostra terra nella sfida che abbiamo di fronte.
C’è il Veneto in ballo. E questo è il momento di fare, tutti insieme, la nostra parte.
16.1.10
Il PD Veneto lancia Giuseppe Bortolussi: De Poli corre solo
la Nuova di Venezia — 15 gennaio 2010
Martella: «Nel Pd vuoto di direzione politica»
PADOVA. Inizia con i fuochi d’artificio il conto alla rovescia per la scelta del candidato del Partito democratico. Proprio mentre il partito sta cercando di chiudere il cerchio su De Poli in vista del direttivo di sabato, il parlamentare veneziano Andrea Martella si scaglia contro Rosanna Filippin e accusa: «Nel Pd c’è un vuoto di direzione politica».
«A poche ore dalla direzione regionale non è possibile che il Veneto non sappia ancora qual è l’impostazione che il Pd adotterà sia in merito alla scelta della candidatura a presidente della Regione sia sulle alleanze» attacca Martella «Questo vuoto di direzione politica impedisce al Pd di essere protagonista e lo espone alle critiche giustificate dell’opinione pubblica e delle altre forze politiche. Nel dna del Pd dovrebbero invece esserci dignità, determinazione, autonomia e coraggio nel presentare una proposta - spiega - è assolutamente evidente che il Pd non può essere una forza politica a sovranità limitata a cui gli alleati tradizionali e potenziali impongono la propria logica».
Il messaggio è chiaro: a sostanziale parità di voti è inutile sgretolare una coalizione che, pur perdente, ha una sua precisa identità (Pd più Idv e compagnia), per crearne un’altra altrettanto fallimentare e priva di una personalità precisa (Pd più Udc). «L’unica proposta che consente di far quadrare il cerchio e che mette la coalizione di centrosinistra in posizione competitiva rispetto alla candidatura Zaia è quella di Giuseppe Bortolussi - insiste Martella - una candidatura che costituirebbe un punto di equilibrio tra diverse forze e culture politiche, Udc e Idv comprese, e attorno alla quale è indispensabile che tutti coloro i quali hanno responsabilità di partito e istituzionale nel Pd veneto lavorino in modo concorde».
Non raccoglie la polemica Filippin che ieri pomeriggio era a palazzo Ferro-Fini dove ha incontrato i rappresentanti regionali del centrosinistra nell’estremo tentativo di dare forma alla coalizione: «Sono convinta, ed ho condiviso questa stessa convinzione con la formazione nazionale, che la costruzione di un progetto innovativo non può penalizzare il ruolo del Pd né la coesione del centrosinistra. Sto lavorando in questo senso e continuerò su questa strada forte del consenso del partito». E’ tuttavia evidente che l’unica sintesi possibile con l’Udc passa per De Poli, dato che quest’ultimo si presenta oggi agli elettori.
Domani, a Padova il direttivo del Pd sarà chiamato invece ad indicare il proprio candidato. Tra le ipotesi in circolazione, che il segretario ricorra al voto del direttivo per sciogliere il nodo dell’alleanza. A questo punto, per evitare di incorrere in ulteriori imbarazzi, il Pd non deve farsi trovare impreparato sui numeri. Che, malgrado le polemiche, sulla carta sembrano dar ragione ai sostenitori della coalizione tra Pd ed Udc nel nome di De Poli. La proposta sembra infatti poter contare sul consenso della quasi totalità dei Bersaniani (dove i mal di pancia più significativi sono a Treviso nell’area pro Puppato e nell’evanescente Belluno) e di buona parte dei franceschiniani, mentre la restante parte dei sostenitori della mozione dell’ex segretario e la totalità di quella che si riconduce a Marino risulta apertamente contraria.
Settantasette gli esponenti del Pd regionale con diritto di voto: i 60 eletti nel direttivo (30 in quota Bersani, 17 con Franceschini e 13 con Marino) cui si aggiungono 17 elementi di diritto (segretario, vice e presidente regionale, capogruppo in consiglio regionale, i quattro sindaci dei capoluoghi, il presidente della Provincia di Rovigo, il coordinatore del movimento giovanile ed i sette coordinatori provinciali). A conti fatti, l’alleanza con l’Udc dovrebbe poter contare su circa 45 voti. A vantaggio dell’alleanza, potrebbe giocare, infine, anche l’assenteismo trasversale degli avversatori della coalizione che potrebbero scegliere di defilarsi per evitare di dover votare.