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31.8.12

Primarie del centrosinistra: la sfida di Matteo Renzi


La Nuova Venezia 31 agosto 2012 

LA SFIDA DEL SINDACO DI FIRENZE

Con la sfida di Matteo Renzi la questione delle primarie, da discussione astratta e un po’ asettica, diventa una partita concreta e reale: un duello, con quell’elemento di passione e di gusto per la partecipazione che la politica può dare. Certo, è una partita problematica, e per certi aspetti surreale: non se ne conoscono ancora le regole e, date le incertezze sul prossimo sistema elettorale, nemmeno la coalizione di riferimento. C’è quindi un elemento di coraggio un po’ guascone nel decidere di rompere gli indugi e scendere in campo, con il rischio che chi deciderà le regole lo faccia a uso e consumo del proprio candidato di riferimento. Ma la partita è decisiva, anche per il futuro dello schieramento riformatore. Renzi parte svantaggiato, come ovvio: il Partito Democratico – che le primarie le ha introdotte per volontà di vertice e con il consenso entusiasta dell’elettorato, ma subìte in parte dell’apparato – non ha ancora interiorizzato che esse servono per scegliere il leader, e quindi non ci dovrebbe essere, di default, un candidato di partito, per il semplice motivo che anche lo sfidante appartiene allo stesso partito. Ma tant’è, le inerzie dominano, e per i più il candidato di partito sarà Bersani. Ma, tra tanti altri oppositori del segretario, Renzi ha avuto il merito di decidersi e di autocandidarsi al rinnovamento della leadership: in maniera esplicita, e dall’interno del Pd, anche se ci saranno candidature esterne come quelle di Vendola, di Tabacci, e forse di altri. In questo ruolo può intercettare molti malumori. Bersani, come segretario, e per la competenza dimostrata da ministro, piace a molti: il consenso ricevuto alle primarie lo dimostra. Ma Bersani non rappresenta solo se stesso: rappresenta un modello di partito e di politica avversata da molti che pure hanno stima personale nei suoi confronti. Di fatto, rappresenta la continuità con il modello Pci-Pds-Ds alleato alla tradizione Dc-Popolari-Margherita, mentre molti che hanno sostenuto il Pd avrebbero voluto un’altra cosa, un progetto diverso, davvero innovativo rispetto agli schemi della prima e della seconda repubblica, fatto di metodi e di volti nuovi, che non rappresentassero l’establishment del passato. Renzi vuole coalizzare questo dissenso per trasformarlo in proposta politica, in questo andando al di là delle tradizionali etichette destra-sinistra: tra i suoi sostenitori si trovano economisti liberal e promotori di un nuovo modello di sviluppo legato alla green economy e alla rete, cattolici e laici (e cattolici laici, che non accettano più questa dicotomia anch’essa del passato), persone che guardano al centro e altre che guardano con simpatia a Vendola e alle istanze dell’elettorato grillino, con la capacità di aperture più significative di quelle consentite dalle mediazioni di partito nel campo dei diritti civili, e altro ancora. Soprattutto persone diverse, più giovani della media, che in questi anni non hanno avuto la possibilità di far sentire la propria voce all’interno del Pd: che per questa ragione in parte ha perso, per proprie responsabilità, il capitale sociale di partito nuovo, alternativo agli schemi del passato, che aveva all’inizio. È significativo che per lanciare la sua sfida Renzi abbia scelto il Veneto: che non è la sua terra, e nemmeno un luogo dove il Pd e il centrosinistra sono forti. Al contrario, una regione dove governa il centrodestra, se non in poche città, in cui il centrosinistra gode di un consenso inferiore alla media nazionale, e non ha mai dato grandi prove elettorali, e quindi tanto più bisognoso di rinnovamento radicale e di riscatto. Sarà dunque interessante vedere come si evolverà la sfida interna proprio in questa che, dopo tutto, per il Pd e il centrosinistra è terra di conquista, in cui giocare all’attacco, e non in difesa, se vuole sperare di contare più di quanto non abbia contato in passato. 
di STEFANO ALLIEVI 

10.7.12

Anche l'ex segretario regionale Veneto Giaretta tra i 15 firmatari dell'appello pro Agenda Monti


fonte: Corriere della Sera il 10 luglio 2012

L’AGENDA MONTI AL CENTRO DELLA PROSSIMA LEGISLATURA

DEL PROGRAMMA DELL’ATTUALE GOVERNO IL PARTITO DEMOCRATICO DEVE FARE CON COERENZA IL PROPRIO PROGRAMMA DI GOVERNO PER LA PROSSIMA SCADENZA ELETTORALE, COLLOCANDOLO IN UNA PROSPETTIVA ALMENO DECENNALE

Il Governo Monti ha assunto un ruolo da protagonista in Europa: dagli interventi immediati per far fronte all’emergenza, fino ad un nuovo ambizioso piano di unione fiscale, finanziaria e politica, sono le proposte e le iniziative italiane a informare di sé il confronto, le possibili soluzioni, le tappe di un credibile percorso di avvicinamento agli obiettivi.
Per noi, che siamo tra quanti hanno prima proposto e poi attivamente operato perché il Governo Monti nascesse, si tratta di una conferma attesa: l’azione sviluppata dal presidente del Consiglio e dal suo Governo in questi mesi – sia in Italia, sia nell’Unione Europea e nel più ampio contesto globale – può essere coronata da successo e deve quindi essere sostenuta, con piena convinzione, fino alla scadenza naturale della legislatura, nella primavera del 2013.
I termini essenziali dell’agenda riformatrice dei prossimi mesi sono chiari: incisiva e coraggiosa revisione della spesa pubblica, per conseguire il pareggio strutturale di bilancio, per ridurre l’imposizione fiscale sul lavoro e l’impresa, per tornare a investire sulla formazione del capitale umano, sulla ricerca e sull’infrastrutturazione del Paese, per
introdurre maggiori elementi di equità intergenerazionale nel sistema del welfare, affrontando la fase transitoria  con soluzioni coerenti e non regressive rispetto alla logica della riforma. Nel breve, devono derivare da risparmi di spesa le risorse necessarie per centrare l’obiettivo del pareggio strutturale senza ricorrere – dal primo ottobre prossimo – al già deliberato aumento delle aliquote Iva, che finirebbe per approfondire la recessione in atto.
È in questo contesto che noi vogliamo operare, nell’immediato, per il pieno superamento, nel Partito democratico – che ha avuto il merito di concorrere in modo determinante a questa decisiva svolta politica – di ogni residua ambiguità sul giudizio circa l’azione svolta fino ad oggi dal Governo Monti.  Al sostegno, col voto parlamentare, delle iniziative di riforma, si sono troppo spesso accompagnate critiche aspre e manifestate intenzioni di revisione non ispirate al superamento delle lacune certamente presenti, ma all’obiettivo di inaccettabili inversioni della direzione di marcia.
Di più: considerato che la fase di crisi e di difficoltà non si concluderà in tempi brevi e che i processi virtuosi avviati (pensiamo solo allo spostamento di prelievo dai redditi da lavoro ai patrimoni) daranno i loro frutti solo attraverso una pluriennale azione di governo, noi intendiamo promuovere nel Pd una trasparente discussione sulle strade che vanno
intraprese perché obiettivi e principi ispiratori dell’agenda del Governo Monti – collocati dentro un disegno almeno decennale di cambiamento del paese – possano travalicare i limiti temporali di questa legislatura e permeare di sé la prossima. Siamo infatti convinti che debba essere in primo luogo il Pd – quale partito asse dello schieramento riformatore – a rendere credibile questo proposito, che corrisponde alle aspettative della maggioranza degli italiani.
Su questo tema, abbiamo pensato di convocare una prima assemblea di discussione a Roma, venerdì 20 luglio alle ore 16.30, presso le Scuderie di Palazzo Ruspoli, ingresso via della Fontanella Borghese n. 56/b.
  1. Alessandro Maran
  2. Antonello Cabras
  3. Claudia Mancina
  4. Enrico Morando
  5. Giorgio Tonini
  6. Magda Negri
  7. Marco Follini
  8. Marilena Adamo
  9. Paolo Gentiloni
  10. Paolo Giaretta
  11. Pietro Ichino
  12. Salvatore Vassallo
  13. Stefano Ceccanti
  14. Umberto Ranieri
  15. Vinicio Peluffo