la Nuova Venezia 14 aprile 2010
Puppato: Pd del Nord per non morire
VENEZIA. Laura Puppato: «La nascita del Pd del Nord è una questione di sopravvivenza per i democratici». Massimo Cacciari: «Serve una struttura autonoma al Nord con una chiara leadership di Sergio Chiamparino, altrimenti è questione di mesi e il Pd sarà finito. Morto». «Un partito settentrionale autonomo? No, nel Pd che vogliamo ci sono tutti i territori, anche il Nord»: parole di Pierluigi Bersani, pronunciate a latere del faccia a faccia con i segretari regionali.
Puppato: Pd del Nord per non morire
VENEZIA. Laura Puppato: «La nascita del Pd del Nord è una questione di sopravvivenza per i democratici». Massimo Cacciari: «Serve una struttura autonoma al Nord con una chiara leadership di Sergio Chiamparino, altrimenti è questione di mesi e il Pd sarà finito. Morto». «Un partito settentrionale autonomo? No, nel Pd che vogliamo ci sono tutti i territori, anche il Nord»: parole di Pierluigi Bersani, pronunciate a latere del faccia a faccia con i segretari regionali.
Così, dal dialogo a distanza tra la capogruppo al consiglio veneto, il filosofo progressista di Venezia e il segretario nazionale, emerge una conferma: la sfida per rifondare il Pd, secondo una fisionomia federalista e territoriale, non sarà indolore e il suo esito finale appare quanto mai incerto. Né il susseguirsi di sconfitte elettorali sembra accelerare i tempi del cambiamento. Anzi, chi solleva con decisione la questione - è il caso del “padre nobile” Romano Prodi che ha suggerito di affidare l’elezione del leader ai comitati regionali, esautorando di fatto il gruppo dirigente romano - raccoglie perlopiù dissensi e reazioni stizzite.
Certo, i fautori della svolta evitano la polemica diretta: «Il Pd federalista non è un fine ma uno strumento», premette Laura Puppato «l’obiettivo è radicarci tra la gente, essere più vicini alle esigenze della comunità. E’ questo che vogliamo, non certo creare difficoltà a Bersani che ha appena iniziato un percorso e sta lavorando bene. Però dobbiamo cambiare e non c’è più tempo da perdere». Il sindaco uscente di Montebelluna non si limiterà ad attendere gli eventi: «Faremo squadra, con Cacciari e Chiamparino ci siamo già sentiti, crediamo fortemente in questo progetto e a Roma diventerà sempre più difficile dirci no».
Per caso, incombe una spada di Damocle sul segretario veneto del partito, rea di averle preferito Giuseppe Bortolussi in sede di nomination elettorale? «No, che io sappia, anzi invito Rosanna Filippin a lavorare con serenità e a lavorare molto, perché qui c’è tanto da fare... ».
E Flavio Zanonato? Il sindaco di Padova, tra i pochi superstiti dell’ondata verde nelle regioni padane, riconosce l’esigenza di cambiamento interno ma non condivide la proposta prodiana: «E’ vero che al vertice del Pd ci sono atteggiamenti autoreferenziali e credo anche che una certa visione “romana” debba lasciare spazio alla pluralità delle esperienze e delle culture del Paese. Ma affidare ai segretari regionali la scelta del leader nazionale, mi sembra un’idea astratta. Qualcuno deve reggere il timone e assumere la guida di un progetto condiviso: la politica non nasce per germinazione spontanea, richiede il coinvolgimento di chi vive e opera nel territorio». Cosa non la convince nel Pd del nord? «Un partito conta se è nazionale, non se si rinchiude nell’isolamento in periferia. Perfino la Lega è diventata davvero influente quando è entrata nel Parlamento, nelle istituzioni e nel Governo, superando la frammentazione dispersiva. Vede, l’idea di una federazione di tanti partitini mi sembra una scorciatoia, è come se non riuscendo a vincere lo scudetto in serie A ci inventassimo un titolo locale per poi proclamarci campioni». C’è il rischio che un’ala democratica, quella nordista, entri in rotta di collisione con il «centralista» Bersani: «Per carità, un anno fa l’abbiamo eletto alle primarie con due milioni e mezzo di voti, non possiamo ricominciare da zero solo perché lo dice Prodi. Io non condivido il polverone che sollevato su ogni questione, con appelli, petizioni, tam tam su Facebook. Il partito democratico non può diventare la versione moderata di Grillo: dividere l’opinione pubblica tra tifoserie contrapposte equivale a cristallizzare le posizioni attuali perché non si è mai visto un ultrà juventino diventare interista o viceversa. Noi abbiamo bisogno di modificare la dinamica del consenso non di radicalizzarne gli equilibri attuali».
- Filippo Tosatto
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