la Nuova di Venezia — 15 gennaio 2010
Martella: «Nel Pd vuoto di direzione politica»
PADOVA. Inizia con i fuochi d’artificio il conto alla rovescia per la scelta del candidato del Partito democratico. Proprio mentre il partito sta cercando di chiudere il cerchio su De Poli in vista del direttivo di sabato, il parlamentare veneziano Andrea Martella si scaglia contro Rosanna Filippin e accusa: «Nel Pd c’è un vuoto di direzione politica».
«A poche ore dalla direzione regionale non è possibile che il Veneto non sappia ancora qual è l’impostazione che il Pd adotterà sia in merito alla scelta della candidatura a presidente della Regione sia sulle alleanze» attacca Martella «Questo vuoto di direzione politica impedisce al Pd di essere protagonista e lo espone alle critiche giustificate dell’opinione pubblica e delle altre forze politiche. Nel dna del Pd dovrebbero invece esserci dignità, determinazione, autonomia e coraggio nel presentare una proposta - spiega - è assolutamente evidente che il Pd non può essere una forza politica a sovranità limitata a cui gli alleati tradizionali e potenziali impongono la propria logica».
Il messaggio è chiaro: a sostanziale parità di voti è inutile sgretolare una coalizione che, pur perdente, ha una sua precisa identità (Pd più Idv e compagnia), per crearne un’altra altrettanto fallimentare e priva di una personalità precisa (Pd più Udc). «L’unica proposta che consente di far quadrare il cerchio e che mette la coalizione di centrosinistra in posizione competitiva rispetto alla candidatura Zaia è quella di Giuseppe Bortolussi - insiste Martella - una candidatura che costituirebbe un punto di equilibrio tra diverse forze e culture politiche, Udc e Idv comprese, e attorno alla quale è indispensabile che tutti coloro i quali hanno responsabilità di partito e istituzionale nel Pd veneto lavorino in modo concorde».
Non raccoglie la polemica Filippin che ieri pomeriggio era a palazzo Ferro-Fini dove ha incontrato i rappresentanti regionali del centrosinistra nell’estremo tentativo di dare forma alla coalizione: «Sono convinta, ed ho condiviso questa stessa convinzione con la formazione nazionale, che la costruzione di un progetto innovativo non può penalizzare il ruolo del Pd né la coesione del centrosinistra. Sto lavorando in questo senso e continuerò su questa strada forte del consenso del partito». E’ tuttavia evidente che l’unica sintesi possibile con l’Udc passa per De Poli, dato che quest’ultimo si presenta oggi agli elettori.
Domani, a Padova il direttivo del Pd sarà chiamato invece ad indicare il proprio candidato. Tra le ipotesi in circolazione, che il segretario ricorra al voto del direttivo per sciogliere il nodo dell’alleanza. A questo punto, per evitare di incorrere in ulteriori imbarazzi, il Pd non deve farsi trovare impreparato sui numeri. Che, malgrado le polemiche, sulla carta sembrano dar ragione ai sostenitori della coalizione tra Pd ed Udc nel nome di De Poli. La proposta sembra infatti poter contare sul consenso della quasi totalità dei Bersaniani (dove i mal di pancia più significativi sono a Treviso nell’area pro Puppato e nell’evanescente Belluno) e di buona parte dei franceschiniani, mentre la restante parte dei sostenitori della mozione dell’ex segretario e la totalità di quella che si riconduce a Marino risulta apertamente contraria.
Settantasette gli esponenti del Pd regionale con diritto di voto: i 60 eletti nel direttivo (30 in quota Bersani, 17 con Franceschini e 13 con Marino) cui si aggiungono 17 elementi di diritto (segretario, vice e presidente regionale, capogruppo in consiglio regionale, i quattro sindaci dei capoluoghi, il presidente della Provincia di Rovigo, il coordinatore del movimento giovanile ed i sette coordinatori provinciali). A conti fatti, l’alleanza con l’Udc dovrebbe poter contare su circa 45 voti. A vantaggio dell’alleanza, potrebbe giocare, infine, anche l’assenteismo trasversale degli avversatori della coalizione che potrebbero scegliere di defilarsi per evitare di dover votare.
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