Il Gazzettino 10 agosto 2008
(al.va.) Sapeva che l'altra sera Massimo Cacciari sarebbe stato a Fusine, frazione di Zoldo Alto, a un convegno sui destini dell'Europa. Così, trovandosi in vacanza proprio da quelle parti, il presidente del consiglio comunale non ha potuto non portare un saluto al proprio sindaco. Anche perché, più che dei destini dell'Europa, approfittando dell'alta quota, era dei destini di Venezia che Renato Boraso voleva parlare con Massimo Cacciari. È finita che due ore prima del convegno, Boraso , accompagnato dalla figlioletta Giulia - che ha cinque anni e mezzo e, riferisce il padre, una visibile simpatia per il sindaco-filosofo - ha invitato Cacciari a prendere un gelato assieme. Creme, frutta e politica. «Ho anticipato a Cacciari una mia idea. E Cacciari non ha detto no. Anzi, ha detto che è una buona idea».
L'idea illustrata dall'esponente di Forza Italia a uno leader nazionali del Partito democratico ha a che fare con le elezioni del 2010: tra meno di due anni scadrà il mandato di Cacciari e, indipendentemente da chi farà il sindaco, bisogna costruire le alleanze. Solo che quelle pensate da Boraso non hanno nulla da spartire con quelle cui sta lavorando il suo partito: neanche un mese fa, al Ramada, il Popolo della Libertà ha lanciato la sfida ai «comunisti» annunciando di essere pronto a conquistare prima Ca' Corner e poi Ca' Farsetti. Al Ramada, in prima fila, c'era anche Boraso , ma in quella sede non ha detto una parola della sua idea. Che è la seguente: «Se vogliamo davvero il bene di Venezia, allora dobbiamo fare l'unica cosa possibile: presentare una grande lista civica che metta assieme il meglio del centrodestra e il meglio del centrosinistra». Anche perché, puntualizza Boraso , non è che ci sia poi tanta differenza tra la "base" del Pd e la "base" del Pdl: «L'ha detto anche il ministro Renato Brunetta, quando, applauditissimo, la settimana scorsa è intervenuto a un dibattito alla Festa dell'Unità a Campalto».
Pdl e Pd, però, sono avversari: uno governa il Paese, l'altro è all'opposizione. «Ma qui - risponde Boraso - stiamo parlando di elezioni comunali, stiamo parlando di Venezia, una città che ha fin troppi problemi seri da affrontare, non ultima la crisi economica. Che sul fronte dell'economia Venezia stia attraversando una fase di decadenza assoluta, lo si desume anche da segnali che potrebbero sembrare banali e invece sono indicativi: il Calcio Venezia è in mano a due imprenditori di origini trentine, bresciano è un nuovo socio, di La Spezia un nuovo sponsor. E Venezia?».
Paralleli calcistici a parte, Boraso resta convinto della necessità di «riprendere quel laboratorio politico che Cacciari nel 2005 ha avviato, salvo poi bloccarlo sei mesi dopo». Ma chi dovrebbe fare la "grande lista civica "? «Il Partito democratico, il Popolo della Libertà, l'Italia dei valori, l'Udc. Tutti assieme a promuovere una civica , senza simboli di partito e candidando il meglio del centrodestra e il meglio del centrosinistra. Dopo la pausa estiva chiederò ai quattro segretari di promuovere un "tavolo" per Venezia».
E i Verdi e Rifondazione? «Fuori». E la Lega? «Fuori. La Lega ha già detto che correrà da sola e poi non è neanche interessata a parlare di programmi». E il sindaco che ha detto? «Non ha detto no. Anzi, gli è parsa una buona idea». Il gelato dev'essere stato squisito.
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