Il Gazzettino 3 Marzo 2009
Dario Franceschini alla guida del Partito democratico era la soluzione più ragionevole, ma dopo le europee servirà un profondo confronto al Congresso nazionale. Perché il Pd è un partito in crisi e se qualcuno pensa che alle prossime elezioni provinciali la vittoria sia scontata, si sbaglia di grosso.
L’autocritica arriva dall’Assemblea provinciale del Pd, riunitasi ieri presso l’auditorium della Provincia. Oltre 200 persone attente quando a prendere la parola è stato Davide Zoggia, presidente della Provincia nonché ricandidato alle prossime provinciali, che ha risposto per le rime a chi metteva in dubbio il sistema delle alleanze.
«Credevo che il nome del candidato e le alleanze non dovessero più destare incertezza, qui non si tratta di essere più o meno buoni nei confronti di qualcuno, bensì di costruire una vittoria che oggi non è poi così certa. L’attuale situazione è diversa da quella del 2004, il Pd attraversa un periodo difficile, ma le possibilità di vincere ci sono, purché ciascuno dia il cento per cento. Vorrei che tutti i rappresentanti del partito si lasciassero andare a dichiarazioni esplicite di vittoria, senza titubanze, perché la gente ne ha bisogno anche a livello psicologico».
Pieno sostegno a Zoggia arriva anche dal prosindaco Michele Mognato. «Sono ottimista, Zoggia ha fatto bene e ha costruito qualcosa di importante per il futuro. Il Pd ha un forte radicamento nel veneziano». Un radicamento che, secondo qualcuno, inizia però a scricchiolare, soprattutto per quella componente che guarda più a sinistra che al centro.
«Non condivido un Pd riformista – attacca Antonio Cossidente del coordinamento Marghera – dobbiamo guardare di più a chi vogliamo davvero rappresentare, a cominciare da precari e pensionati. La crisi economica ha allargato la forbice fra ricchi e poveri».
E a snocciolare un po’ di numeri è il coordinatore provinciale Gabriele Scaramuzza: 150 grandi aziende in crisi nel veneziano, 6.000 lavoratori in bilico, un Governo che non dà risposte. Per questo «Franceschini era la scelta che ragione ed intelligenza imponevano. Il Congresso sarebbe stata la scelta più logica e coerente, ma avrebbe distolto il partito dagli imminenti impegni elettorali a vantaggio del centrodestra». Un rischio che il Pd non può permettersi.
«Bisognava dare continuità al partito – spiega Piero Rosa Salva, capogruppo del Pd in Comune – credo che in questo momento fosse la strada più responsabile. Non c’è stata l’investitura delle primarie come per Veltroni, ma al congresso ci sarà tempo per confrontarsi».
Un congresso al quale gli 80 circoli del Pd veneziano rischiano di partecipare con un numero ridotto di aventi diritto al voto se alcune circoscrizioni non si affretteranno a ratificare le iscrizioni, attualmente 4.000, un migliaio nel veneziano, 523 nel miranese, 367 nel sandonatese e 350 nella zona di Portogruaro.
Una lancia a favore di Veltroni la spezza Valter Vanni. «Le responsabilità non possono ricadere tutte su Veltroni e non possiamo chiedere a Franceschini di risolvere in pochi giorni una tendenza negativa che si protrae da mesi. I sondaggi ci danno in calo e anche a livello provinciale serve un comportamento responsabile».
Giacomo Garbisa
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