la Nuova Venezia — 29 marzo 2009
Romea commerciale, sindaci sulle barricate
MESTRE. «Sono imbestialito». Il sindaco di Dolo, Antonio Gaspari, è il più arrabbiato. La notizia dell’approvazione da parte dell’Anas del progetto preliminare della Romea commerciale (Orte-Mestre) presentato dalla Gefip Holding presieduta da Vito Bonsignore sta creando subbuglio in Riviera del Brenta. L’autostrada di 400 chilometri - spesa stimata in 9 miliardi di euro - spevanta Comuni, Provincia e comitati: se il progetto preliminare verrà confermato, la Romea commerciale si collegherà all’A4 a Roncoduro, dopo aver attraversato Mira e la frazione di Sambruson di Dolo. Sindaci della Riviera e Provincia non sono contrari alla realizzazione della Romea commerciale, ma contestano la scelta di far passare il tracciato proprio per la Riviera. L’innesto. In premessa va detto che il progetto preliminare, fino a che non arriverà l’approvazione da parte del Comitato interministeriale per la programmazione economica (Cipe), potrà essere anche sostanzialmente rivisto. Tuttavia questo non basta a rassicurare i sindaci. Se il tracciato verrà confermato la Romea commerciale, salendo da Ravenna e Chioggia, poco dopo il ponte di Lughetto, virerà verso l’interno, attraversando Mira e Sambruson (le vie Stradona e Carrezioi) per poi collegarsi, in località Roncoduro, all’A4 e al Passante di Mestre. Le carte del progetto approvato dall’Anas non le ha ancora viste nessuno, ma a molti appare chiaro che il progetto prenderà questa direzione. E’ possibile che sia stato anche previsto un collegamento con la futura camionabile tra Padova e Venezia che correrà lungo l’Idrovia. I sindaci. I sindaci sono neri di rabbia, specie Antonio Gaspari (Dolo) e Michele Carpinetti (Mira). «Un simile progetto distruggerà Sambruson e la Riviera - attacca Gaspari -, mettendo in pericolo le ville storiche, come ad esempio villa Tito. C’è il fondato sospetto che in questa vicenda si intersecano interessi che nulla hanno a che vedere con la salvaguardia della Riviera del Brenta». Duro anche Carpinetti: «Contro l’innesto a Roncoduro si è già espresso tutto il territorio. Oggi questa ipotesi rispunta, per un’autostrada che avrà tempi lunghissimi, che forse sarà pronta nel 2018, mentre l’attuale Romea, soprattutto nel tratto tra Chioggia e Marghera, è in condizioni disastrose, e per la sua sistemazione Anas non ha previsto un solo euro». L’alternativa. Una proposta alternativa c’è ed è quella formulata dal presidente della Provincia, Davide Zoggia. Prevede che la Romea commerciale, superata Chioggia, salga verso Codevigo per andare poi a collegarsi con il futuro grande raccordo di Padova. «Ammetto che si tratta di un tracciato più lungo - spiega Zoggia - ma servirebbe a salvaguardare la Riviera». E poi aggiunge: «La Romea commerciale serve, è un intervento fondamentale, ma non può essere fatto in questo modo, serve il confronto con le comunità locali, come è stato fatto per il Passante per la terza corsia dell’A4 Venezia-Trieste». «E’ per questo che siamo pronti a fare le barricate, a mobilitare la popolazione - aggiunge - perché non è possibile che un tracciato venga imposto in questo modo, questi signori vengano a confrontarsi con il territorio. Quelli contenti. L’approvazione della Romea commerciale a Campagna Lupia e Chioggia - dove non pesa l’innesto sull’A4 - è soprattutto una buona notizia. «E’ un passo avanti importante - dice Fabio Livieri, sindaco di Campagna Lupia - anche se questo non deve far passare in secondo piano la messa in sicurezza dell’attuale Romea, che è la cosa più importante». A Chioggia invece la Romea commerciale è vista sopratutto come un’opera che servirà a vincere l’isolamento della città. «Sarà un modo per essere più vicini all’Europa - spiega Giampaolo Convento, assessore alla Mobilità - con la costruzione di due bretelle davvero strategiche». La prima si spingerà dal previsto casello di Chioggia Sud a Sant’Anna, la seconda dall’uscita di Chioggia Nord verso l’Arzerone. «Da mesi - dice Convento - stiamo lavorando con i progettisti per definirne i tracciati».
(a.ab.)
la Nuova Venezia — 29 marzo 2009
«Un intervento inutile e dannoso» I comitati pronti al referendum
MIRA. «La Nuova Romea è una iattura per tutto il territorio della Riviera del Brenta. Siamo pronti a fare le barricate se passa il progetto di innesto dell’opera a Roncoduro. Con questo tracciato sarà una devastazione. Si tratta solo di business e non servirà a togliere traffico dall’area». I comitati per la difesa della Riviera del Brenta e del Miranese dopo la notizia del via libera dell’Anas al progetto della Romea Commerciale sono sul piede di guerra e, oltre alle assemblee, annunciano l’intenzione di organizzare un referendum. «Avevamo il sentore che dopo l’inaugurazione del Passante - spiegano Mattia Donadel, portavoce dei comitati della Riviera e Glaide Leo per il comitato No Ar - la Regione avrebbe accelerato per realizzare quest’opera». I comitati mettono in luce i punti critici del progetto. «Si pensi a interventi di cui si è discusso - attacca Donadel - come il tunnel sotto il Naviglio del Brenta che colpirà le aree fra Mira e Dolo. Cantieri che devasteranno anche il patrimonio artistico ed architettonico della Riviera come le ville. Un indicatore delle intenzioni di portare a Roncoduro la Romea Commerciale è anche il fatto che Autostrade e Regione devono ancora riportare il casello autostradale da Vetrego a Dolo. Un’area lasciata libera ad hoc». I comitati fanno una analisi lucida. «Siamo convinti che questo progetto che è inserito nella legge obbiettivo - dice Donadel - partirà proprio dalla tratta veneziana. Si tratta di un catalizzatore di traffico essendo l’opera prevista con il sistema del project financing. Sarà un’opera chiusa a pedaggio che per poter essere realizzata e pagata avrà bisogno di tanti mezzi che la attraversano. Un’idea più accettabile, anche se siamo contrari a nuove strade di questo tipo tout court, era quella della provincia di Venezia che prevedeva l’innesto con il Gra di Padova». I comitati si preparano alla mobilitazione. «Non resteremo - spiegano Donadel e Leo - con le mani in mano. Contro le grandi opere abbiamo già consegnato alla provincia 2.700 osservazioni al Ptcp. Organizzeremo nuove assemblee sul territorio investito (Campagna Lupia, Mira, Dolo, Pianiga) e chiediamo ai sindaci di schierarsi dalla nostra parte. Come ultima soluzione siamo pronti anche ad organizzare un referendum contro quest’opera».
(Alessandro Abbadir)
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