la Nuova Venezia — 19 febbraio 2009
Cacciari stringe i tempi «Congresso immediato o tracollo alle Europee»
VENEZIA. «Ci vuole un vero segretario prima delle Europee. E un congresso straordinario subito». Ancora una volta è Massimo Cacciari, il sindaco filosofo tra i fondatori del Pd, a cantare fuori del coro. La linea che sembra ormai maggioritaria, quella di convocare il congresso a ottobre lasciando nel frattempo le redini del partito al vicesegretario Dario Franceschini non gli piace. «Avrebbe solo un defatigante ruolo di mediazione tra le oligarchie, ci porterebbe a un nuovo tracollo alle Europee e al rompete le file», dice. Congresso subito e facce nuove, confronto sui programmi e non sui posti. Altrimenti, ammonisce Cacciari, il rischio che ognuno vada per la sua strada si fa concreto. Addio partito Democratico. E addio al progetto di costituire una vera forza riformista moderna, antagonista della destra berlusconiana.
Che fare? Secondo Cacciari l’unica strada è quella di girare pagina alla svelta, di recuperare il tempo perduto. Il nuovo leader dovrà essere un giovane sotto i cinquant’anni («Non Cacciari, Cacciari è vecchio», scherza), «un Chiamparino con una dimensione internazionale». Ma è proprio il sindaco di Torino, stavolta ad andare in direzione opposta a quella indicata da Cacciari. «La strada Franceschini è percorribile», dice, «a patto che sia affiancato da un gruppo dirigente rinnovato».
Eccolo il vero nodo del Pd. Chi sarà il motore del rinnovamento? «Una nuova classe dirigente non si costruisce a tavolino», dice Cacciari. Ma la base è stanca e sfiduciata, e qualche segnale lo vuole vedere. Ieri sera si sono riuniti numerosi circoli del Pd. Laura Fincato, ex deputato della Margherita è assessore alla Pianificazione della giunta Cacciari. Lei, ex viceministro degli Esteri ai tempi del Psi di De Michelis, è stata più volte corteggiata dal centrodestra. «Ho sempre detto di no, anche quando non mi hanno più fatto deputato», sorride, «dunque è una balla che quelli della Margherita siano pronti ad andarsene con l’Udc. Lo avrebbero già fatto. Adesso si deve lavorare». L’idea del congresso subito però non la convince. «Un congresso fatto da chi? Dai 70 mila tesserati della Campania e non da quelli che non si sono ancora iscritti? E poi non ci sono i tempi, a giugno si vota».
Si vota anche per la Provincia, sempre più a rischio per il centrosinistra dopo la sconfitta in Sardegna e il crollo del Pd. Il presidente uscente Davide Zoggia punta sulla «continuità del buongoverno» e si dice fiducioso che adesso il partito si darà una scossa. Sicuramente non c’entra con le dimissioni di Veltroni, fatto sta che Zoggia si è preso l’influenza. E vede con preoccupazione la possibilità del «tutti contro tutti» a ridosso della campagna elettorale. «Primarie e congresso a ridosso delle Europee non mi sembrano praticabili», dice, «bisogna recuperare lo spirito costituente del 2007 e un profilo di partito riformista. Franceschini per questo va bene».
Intanto si riuniscono i segretari regionali e i coordinatori provinciali, sabato a Roma l’assemblea dei 3 mila costituenti. Si dovrà decidere sull’emergenza che sta sfasciando il partito.
«Occorre fare il congresso, approvare una linea programmatica e diventare più credibili», dice il sindaco di Mira Michele Carpinetti, «stando vicini alla gente, con nuovi gruppi dirigenti slegati dagli incarichi».
Intanto alle porte ci sono le Europee. E il Veneto stavolta rischia: con le percentuali della Sardegna potrebbe non fare nemmeno un parlamentare».
Nessun commento:
Posta un commento