la Nuova Venezia — 17 settembre 2010
Il Pd veneto verso lo strappo
VENEZIA. «Non siamo degli scambisti, noi vogliamo bene a chi vive nella nostra casa». L’immagine hot è di Laura Puppato e allude allo strappo in atto ai vertici del Pd veneto. Dove la capogruppo rivolge l’aut aut al consigliere Diego Bottacin: scelga tra il «terzo polo» e il partito che l’ha eletto. E agisca subito. Altrimenti lo faremo noi.
VENEZIA. «Non siamo degli scambisti, noi vogliamo bene a chi vive nella nostra casa». L’immagine hot è di Laura Puppato e allude allo strappo in atto ai vertici del Pd veneto. Dove la capogruppo rivolge l’aut aut al consigliere Diego Bottacin: scelga tra il «terzo polo» e il partito che l’ha eletto. E agisca subito. Altrimenti lo faremo noi.
Il capo d’accusa, in forma di lettera aperta, allude all’impegno dell’esponente «lettiano» nel manifesto-movimento Verso Nord, fautore dichiarato dell’aggregazione di un nuovo soggetto - casininiano, rutelliano, finiano e via centrizzando - che superi l’attuale schematismo bipolare.
«Ho agito in coerenza con ciò che è accaduto da tre mesi a questa parte», scandisce Puppato «il nostro è il partito più libero e pluralista che si possa immaginare ma un conto è discutere, anche da posizioni lontane, un altro è lavorare alla costruzione di una diversa formazione politica. All’indomani delle elezioni, il nostro candidato-presidente, Bortolussi, ha costituito un gruppo misto ribadendo che lui non è iscritto al Pd. Beh, è vero. Bottacin, però, è un esponente del nostro partito, fa parte del gruppo in Regione, ha ricevuto la fiducia dei dirigenti democratici e il sostegno dei nostri elettori. E io sento il dovere di chiedergli conto delle sue azioni. E’ una questione semplice: o sta con noi, oppure no. E’ libero di sceglie il terzo, il quarto, il ventunesimo polo... Agisca secondo le sue idee e la sua coscienza, nella chiarezza però. Su tutto possiamo negoziare, non sulla trasparenza. Se poi ho capito male, se Diego non sta con i piedi in due staffe come mi è parso di capire, allora sarò felice di scusarmi con lui. Anzi, come ho promesso, cuoceremo il vitello grasso».
E l’eventuale figliol prodigo Bottacin cosa ribatte?
«Sono sbalordito, è una concezione del confronto che mi sembra fuori da ogni
grazia di Dio», fa sapere «secondo Laura Puppato la mia adesione a Verso Nord è
una sorta di tradimento, passibile di espulsione. Spero non creda davvero in ciò
che ha scritto, in tal caso dovrà cacciare anche Massimo Cacciari, Achille
Variati, Diego Zardini e tanti altri. Sarò in buona compagnia. Cosa dire? Nel
partito si avverte ormai un disagio fortissimo».
Aldilà delle boutade, la capogruppo pone un problema politico...
«E io rispondo che il sistema bipolare si va scomponendo, che la
contrapposizione tra due poli ha prodotto conflitti, non riforme. Che i segnali
di post-berlusconismo devono spingerci al cambiamento. E allora dico: mandiamo a
quel Paese chi finora ha lucrato sul bipolarismo, dai dipietristi alla sinistra
radicale, e costruiamo l’asse con il terzo polo, così da porre fine all’egemonia
centrodestra-Lega. Questo è ciò penso, questa è la prospettiva di Verso Nord. E
nel Pd questa convinzione si fa strada, è minoritaria ma non isolata. Le
attestazioni di solidarietà che mi arrivano da più parti, dopo l’attacco
ricevuto, mi confermano questa convinzione. Andrò avanti».
Parole grosse e clima pesante in vista della direzione regionale democratica, convocata domani a Treviso dal segretario Rosanna Filippin, impegnata in queste ore in un tentativo di ricucitura. L’ultimatum, si apprende, non è stato preceduto da una discussione interna e sta suscitando perplessità anche nella componente “diessina”, per due ordini di ragioni. Anzitutto, se un richiamo disciplinare deve esserci, questo spetta a chi dirige il partito, non a chi coordina il gruppo nelle istituzioni. In secondo luogo, colpire la componente cattolico-moderata rischia di sospingere i residui consensi centristi verso l’onnivoro, virtuale, gettonatissimo terzo polo.
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