La Nuova Venezia, domenica 28 settembre 2008
"Il Pd a Nordest debole e diviso"
Francesco Jori
Come la vecchia Dc, ma senza la sua organizzazione. L’impietoso giudizio di una candidata alle primarie territoriali di ottobre dà conto dell’aria che tira nel Partito Democratico: l’entusiasmo di un anno fa al momento della costituzione, già raffreddato dall’esito del voto di aprile, rischia di venire ibernato dalle vecchie logiche di appartenenza, orfane di una qualsiasi capacità di sintesi. E anche di una leadership riconosciuta, perché tale non è certo oggi quella di Veltroni (se mai lo è stata).
Né ci si può consolare con l’oggettiva debolezza generalizzata del centrosinistra in Europa, crollato dal governo di 13 Paesi su 15 nel 1999 all’attuale disastro, che rischia di travolgere anche la roccaforte britannica, e da cui si salva solo la Spagna di Zapatero. Il caso italiano è più eclatante proprio perché nato con una promessa di innovazione politica di cui si stenta a cogliere le tracce. Sia a Roma, dove il governo-ombra è un’ombra di governo, e il loft un luogo straniero fin dalla parola stessa rispetto alla vita quotidiana. Sia nel territorio, dove gli apparati tendono a mettersi di traverso alle figure radicate nelle realtà locali (vedi il caso Chiamparino).
Il Nordest non va certo in controtendenza, malgrado sia un’area in cui la presenza del Pd è tutt’altro che marginale, specie nei livelli di governo più a contatto con il cittadino. Del migliaio di Comuni che compongono le sue tre regioni, 342 fanno capo ai Democratici, 340 al Popolo delle libertà, 335 alla Lega; e 8 sindaci di capoluogo su 13 sono espressione del Pd, mentre nelle amministrazioni provinciali la situazione è di perfetta parità col centrodestra (6 a 6, escludendo Bolzano dove prevale la componente etnica della Volkspartei). Sono dati significativi, perché indicano che il centrosinistra, pesantemente castigato nel voto politico, è invece competitivo in quello amministrativo: dove si giocherà una partita rilevante già in ottobre, con la Provincia autonoma di Trento, e ancor più a primavera 2009, con 348 Comuni e 5 Province in Veneto, e 140 Comuni e 1 Provincia in Friuli-Venezia Giulia. Per non parlare delle regionali venete del 2010.
I segnali che giungono dal territorio non sono però incoraggianti. In Veneto, l’opposizione del centrosinistra in Regione, vale a dire nel luogo determinante della politica territoriale, continua ad essere evanescente, come da ormai lunga tradizione non certo limitata all’attuale legislatura. Ci sono province, come Treviso, dove le divisioni interne alimentano situazioni paradossali. E il neosindaco di Vicenza Variati, dopo aver espugnato a sorpresa la città, insiste sull’esigenza di rifondare la classe dirigente nazionale partendo dalle radici profonde del territorio, «perché quella attuale è talmente lontana dai cittadini che nemmeno se ne rende conto». Sulla sponda friulana il partito non dà certo segni più incoraggianti; e dopo l’uscita di scena di Riccardo Illy la sua figura più rappresentativa continua ad essere un esterno, il sindaco di Udine Furio Honsell. Il quale contesta profondamente la logica delle correnti e segnala: «Se il dibattito interno diventa incomprensibile porta alla disfatta; è un gioco inutile da smettere in fretta, perché autoreferenziale nel senso peggiore del termine». E perfino nella roccaforte trentina che sta per andare alle urne, la scelta di candidare come capolista del Pd a sostegno di Lorenzo Dellai il sindaco di Trento Alberto Pacher ha esposto il partito ad aspre polemiche interne con la componente ex diessina: col rischio oggettivo di farsi del male da soli. Un vizio atavico della sinistra, quest’ultimo.
E se c’è chi sulla base delle attuali scaramucce coltiva la speranza di una traumatica rottura tra Pdl e Lega, specie in Veneto, si illude alla grande: il patto di ferro terrà a Venezia come a Roma. Non saranno le debolezze altrui a spianare la strada al Pd; potrebbero essere quelle proprie a portarlo al suicidio. O quanto meno a ridurlo allo stato vegetativo della politica. Che a ben vedere, è ancor peggio.
Nessun commento:
Posta un commento