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4.10.08

Andrea Martella: federalismo fiscale e comuni

Il Gazzettino — 03 ottobre 2008

Martella: subito ai Comuni tutte le imposte sugli immobili
«Riuniremo a Venezia il governo-ombra del Pd. Il dialogo sulla riforme non è un’opzione ma un dovere»

Ario Gervasutti

«Il dialogo sulle riforme non è un'opzione, è un dovere. E per dimostrarlo offriamo al dibattito sul federalismo un articolato di legge che entra nel merito della riforma, facendo ciò che finora non è stato fatto dal Governo. Per definire i dettagli di questo progetto, riuniremo un "consiglio dei ministri-ombra" a Venezia».
Andrea Martella è "ministro ombra" del Pd per le Infrastrutture e i Trasporti, e ha appena concordato con Walter Veltroni un'iniziativa forte per la quale non a caso è stato scelto il Veneto. Oggi ad Asolo i parlamentari veneti del Pd si riuniranno per un seminario sul federalismo nel quale verrà messa altra carne al fuoco in preparazione dell'evento veneziano, previsto per fine ottobre quando la discussione sulla riforma in Parlamento entrerà nella sua fase decisiva.
L'annuncio viene il giorno dopo la marcia romana del "Movimento dei sindaci". «La proposta dei sindaci è sacrosanta - spiega Martella -, ma par di capire che le richieste nella sostanza non verranno prese in considerazione. Credo quindi che questo Movimento, nato in Veneto, debba ora allargarsi oltre i confini regionali».

La proposta che il Pd intende presentare accoglie il principio del mantenimento di una quota dell'Irpef ai Comuni?

«È già presente nella bozza del documento che stiamo preparando e che intendiamo presentare a Venezia in una sede istituzionale incontrando sindaci, parlamentari, consiglieri regionali, forze economiche e sociali. Sarà un'occasione per ascoltare le indicazioni specifiche del territorio con Veltroni, Chiamparino e tutti i "ministri ombra". Lo prepareremo confrontandoci sull'aspetto tecnico della proposta con tutti i nostri amministratori locali, e diremo in concreto come trovare le risorse per applicare il federalismo fiscale».

Ma entrerete nei dettagli o sarà una "cornice di princìpi"?

«Faremo esattamente ciò che finora non è stato fatto. Ad oggi non si è affrontato l'aspetto concreto: chi fa cosa, con quali risorse e dove queste risorse vengono prese. I tempi prospettati dal governo poi sono 24 mesi per approvare i decreti delegati, cinque anni per passare dalla spesa storica ai costi standard, e per chi non ce la fa ci sono altri 5 anni: insomma, un progetto di 12 anni. E si cerca di accontentare tutti solo per avere un generico "via libera" a un progetto indefinito, che non dice quanto costa e dove si prendono i soldi. Si danno in soldi per Roma capitale, per Catania, le regioni a Statuto speciale partecipano al fondo perequativo solo se vogliono, le Province restano lì, le comunità montane rimangono intoccate: dov'è la "rivoluzione"?»

Quali sono i punti-chiave della vostra bozza di riforma?

«È più avanzata e pragmatica di quella attuale, entra nel merito. Ma diciamo subito che non pretende di essere già il punto di equilibrio: la offriamo per una discussione seria e concreta, per dimostrare nei fatti che raccogliamo e rilanciamo la sfida del federalismo in una logica di condivisione. Non vogliamo fare del federalismo una bandiera politica o di partito, a patto che però non si prenda in giro il Paese dicendo che si è fatto il federalismo quando invece con i presupposti attuali se ne parlerà se va bene tra dieci anni».

E direte dove si potrebbero trovare le risorse?

«L'attuale bozza Calderoli è vaga perché neanche il governo sa quali risorse ha a disposizione, ed è vaga anche sulle funzioni fondamentali dei Comuni e le basi della loro autonomia tributaria. Si sta costruendo una contrapposizione sbagliata tra Regioni e Comuni, e ho il sospetto che il governo abbia scelto come interlocutori i governatori e non i sindaci. Noi invece proporremo di trasferire da subito ai Comuni tutti i proventi delle imposte legate al patrimonio immobiliare: registro, ipoteche, catasto. Garantirebbero una base analoga a quella che un tempo derivava dall'Ici, e consentirebbe ai sindaci almeno di salvare i bilanci. Poi, nel breve-medio periodo, proponiamo di garantire anche gradualmente un'aliquota adeguata di compartecipazione dell'Irpef: il 20% è realistico e fattibile».
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la Nuova Venezia — 03 ottobre 2008
Accordo governo-Comuni

ROMA. Accordo raggiunto, anche se parziale, tra governo e Comuni che ieri sera si sono riuniti a Palazzo Chigi con il premier Silvio Berlusconi. Lo ha detto al termine dell’incontro il presidente dell’Anci, Leonardo Domenici, il quale ha detto che complessivamente sono stati garantiti 945 milioni di euro di cui 260 per l’Ici prima casa 2008, 585 per l’Ici per i fabbricati ex rurali 2007 e 100 milioni per i costi della politica 2007; c’è anche un impegno a reperire i 700 milioni della seconda tranche dell’Ici ex rurali per il 2008. A questo punto il presidente dell’Anci ha confermato che i Comuni parteciperanno alla Conferenza unificata anche se l’accordo raggiunto fino a ieri non soddisfa tutte le richieste che i Comuni hanno fatto.
Alla domanda se nella seduta di oggi il Consiglio dei ministri approverà il decreto in cui si ratificano questi finanziamenti, Domenici ha detto: «Noi ci aspettiamo che ci siano».
«Sono soddisfatto, abbiamo trovato i soldi per i comuni che prima non c’erano». Lo afferma il leader della Lega Nord Umberto Bossi, a margine del ricevimento organizzato dall’ambasciata tedesca, rispondendo ai cronisti che gli chiedono un commento sull’intesa di Palazzo Chigi tra il governo e i comuni. A chi gli chiede se domani quindi ci sarà il via libera al ddl nella riunione del consiglio dei ministri Bossi risponde: «Sì».

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