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8.7.09

Andrea Martella: la dirigenza PD ammette i gravi errori e guarda ad un Congresso di discontinuità col passato

Il Gazzettino 8 luglio 2009
Questo PD ha fallito. Serve un partito nuovo
Andrea Martella
(deputato del Partito democratico)


Nel dibattito precongressuale che accompagnerà il Partito democratico da qui ad ottobre è necessario partire da alcuni punti di verità.
Il primo ci impone di ammettere che l’‘Italia nuova’ dei democratici, quella evocata nell’atto di nascita del Pd, non l’abbiamo ancora costruita.; e se oggi guardiamo ai problemi del Paese, alle soluzioni che bisognerebbe dare e alla nostra forza reale, siamo ben lontani dal poterla costruire.
Eppure, la nostra missione è e resta quella, e cioè unire il cambiamento del PD alla modernizzazione e al cambiamento dell’Italia. In altre parole dare una nuova qualità alla democrazia per fare dell’Italia un Paese più giusto e competitivo.
È per queste ragioni che il congresso del PD non dovrà, non potrà rappresentare l’ennesimo momento di transizione, ma dovrà segnare al contrario una svolta vera che faccia uscire il partito dal terreno accidentato che ne ha fortemente rallentato il cammino e la crescita. Una svolta che faccia del Pd una formazione capace di interpretare le esigenze di una società in continua evoluzione e che lo renda finalmente credibile e attrattivo per le donne e gli uomini di questo nostro Paese. O il congresso sarà questo, o sarà stato inutile farlo.

È però inutile nascondersi che il Pd si appresta a cogliere questa sfida non in buona salute. La percentuale di voti raccolti alle ultime elezioni europee ha reso la sconfitta meno dura, ma non per questo meno evidente. Tuttavia, quel voto ha detto anche che il progetto del PD è e resta attuale. Il crollo di consensi dei partiti socialdemocratici europei, evidentemente percepiti come incapaci di dare risposte adeguate alla crisi economica, ha evidenziato come sia oggi più mai necessario un soggetto che vada oltre la sinistra tradizionale; in questo senso, il progetto del Pd ha in qualche modo anticipato l’esigenza di cambiamento rappresentata plasticamente dalla caduta dei progressisti in Europa. È per questo che è oggi necessario tornare al nucleo originario, superandone i limiti ed ampliandone le ragioni politiche e culturali. Non si può e non si deve tornare indietro .

Infine, sono a mio avviso almeno tre gli aspetti con i quali è urgente fare i conti:
  • Il Pd ha suscitato una speranza, ha evocato un cambiamento che poi non è riuscito a realizzare nei fatti. In sostanza, è come se non avessimo mantenuto le promesse. Il problema è stato ed è tutt’ora l’applicazione di quelle idee, di certo non l’‘amalgama’.
  • È doveroso fare i conti fino in fondo con il fatto che le tradizioni e le culture politiche da cui è derivato il PD hanno da tempo perso sia forza attrattiva che capacità di dare risposte adeguate. Ciò che è in discussione, adesso, è se siamo in grado di produrre un pensiero nuovo che parli ad un mondo nuovo. E dunque, ci sono nodi irrisolti da sciogliere una volta per tutte, pagandone il prezzo se necessario. Nodi che riguardano il profilo di un partito modernamente riformista: la libertà, il mercato, il valore dell’impresa, la sicurezza, l’università, l’ammodernamento della Pubblica Amministrazione, la giustizia e, ovviamente, la laicità. Da questa impasse non si esce né solo rimescolando le alleanze né accentuando l’antiberlusconismo, ma solo aumentando la nostra capacità di proiettare più avanti testa e cuore. Insomma, bisogna dire finalmente cosa vuole essere il PD declinandone la carta di identità con proposte forti, parole chiare, messaggi reali.
  • Dobbiamo, infine, fare i conti fino in fondo con il fatto che il progetto non è decollato anche perché il gruppo dirigente non è riuscito a dare lo slancio necessario a trasmettere lo spirito di innovazione e la spinta a guidare il cambiamento. Ecco perché dobbiamo costruire oggi una leadership in grado di interpretare, incarnare e realizzare quel cambiamento. La rottura con il passato è questa e non semplicemente una dinamica un po’ asfittica e troppo riduttiva tra vecchio e nuovo. Una rottura in grado di costruire un partito autonomo, che competa con il governo e lo sfidi sul terreno della modernizzazione e delle riforme. Questa deve essere la missione che il Pd deve darsi. Alla luce dei nostri valori e delle nostre idee.

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